Tintolavanderia: chiarimenti sui requisiti professionali


Nell’ambito dell’idoneità professionale del responsabile tecnico di una Tintolavanderia, il Ministero dello Sviluppo Economico ha fornito la definizione di attività qualificata di collaborazione tecnica continuativa richiesta con riferimento al periodo di inserimento presso le imprese del settore (Ministero Sviluppo Economico – Risoluzione n. 169302/2015).

Il requisito professionale del responsabile tecnico oltre ad essere comprovato dalla frequenza di un corso di qualificazione tecnico-professionale o dal diploma di maturità tecnica o professionale o di livello post-secondario superiore o universitario in materie inerenti l’attività, può essere comprovato anche con riferimento ad un periodo di inserimento presso imprese del settore, richiesto anche ai fini del conseguimento dell’attestato professionale. Tale periodo di inserimento consiste nello svolgimento di attività qualificata di collaborazione tecnica continuativa nell’ambito di imprese abilitate del settore che, secondo quanto chiarito dal Ministero dello Sviluppo Economico, non individua nominativamente il rapporto giuridico che deve sussistere tra l’impresa abilitata ed il soggetto che grazie ad esso acquisisce il requisito professionale richiesto per la successiva designabilità quale responsabile tecnico di una impresa di tintolavanderia.
Piuttosto, identifica le caratteristiche che il periodo di inserimento deve presentare al fine della sua capacità di produrre in capo al prestatore l’effetto giuridico del conseguimento dei richiesti requisiti professionali. Pertanto, è richiesto un periodo di inserimento presso imprese abilitate del settore che sia caratterizzato dalla prestazione professionale e continuativa del lavoro da parte del collaboratore, nonché da un inquadramento del soggetto atto, per qualifica, mansione, continuità e durata, a produrre in capo al lavoratore il conseguimento di una esperienza tecnico-professionale idonea a garantire il pieno conseguimento delle finalità che la legge sottende alla necessaria nomina del responsabile tecnico.

Determinazione sintetica del reddito complessivo delle persone fisiche


Determinazione sintetica del reddito complessivo delle persone fisiche



Il Ministro dell’economia e delle finanze con dm 16 settembre 2015 ha individuato il contenuto induttivo degli elementi indicativi di capacità contributiva sulla base del quale può essere fondata la determinazione sintetica del reddito complessivo delle persone fisiche. Le disposizioni contenute nel decreto si rendono applicabili alla determinazione sintetica dei redditi e dei maggiori redditi relativi agli anni d’imposta a decorrere dal 2011.

Per elemento indicativo di capacità contributiva si intende la spesa sostenuta dal contribuente per l’acquisizione di servizi e di beni e per il relativo mantenimento.
Il contenuto induttivo degli elementi indicativi di capacità contributiva è determinato tenendo conto della spesa media, per gruppi e categorie di consumi, del nucleo familiare di appartenenza del contribuente; tale contenuto induttivo corrisponde alla spesa media risultante dall’indagine annuale sui consumi delle famiglie compresa nel Programma statistico nazionale effettuata su campioni significativi di contribuenti appartenenti ad undici tipologie di nuclei familiari distribuite nelle cinque aree territoriali in cui è suddiviso il territorio nazionale.
Il contenuto induttivo degli elementi di capacità contributiva è, altresì, determinato considerando le risultanze di analisi e studi socio economici, anche di settore.
Ai fini della determinazione sintetica del reddito complessivo delle persone fisiche, in presenza di spese indicate nel decreto, l’ammontare risultante dalle informazioni presenti in Anagrafe tributaria si considera prevalente rispetto a quello calcolato induttivamente.
Ai fini della determinazione sintetica del reddito complessivo delle persone fisiche, resta ferma la facoltà dell’Agenzia delle entrate di utilizzare, altresì elementi di capacità contributiva diversi da quelli riportati nel decreto in oggetto, qualora siano disponibili dati relativi alla spesa sostenuta per l’acquisizione di servizi e di beni e per il relativo mantenimento e, la quota di risparmio riscontrata, formatasi nell’anno e non utilizzata per consumi ed investimenti.
Le spese relative ai beni e servizi si considerano sostenute dalla persona fisica cui risultano riferibili sulla base dei dati disponibili o delle informazioni presenti in Anagrafe tributaria. Si considerano, inoltre, sostenute dal contribuente, le spese relative ai beni e servizi effettuate dal coniuge e dai familiari fiscalmente a carico.
Non si considerano sostenute dalla persona fisica le spese per i beni e servizi se gli stessi sono relativi esclusivamente ed effettivamente all’attività di impresa o all’esercizio di arti e professioni, sempre che tale circostanza risulti da idonea documentazione.
L’Agenzia delle entrate determina il reddito complessivo accertabile del contribuente sulla base:
a) dell’ammontare delle spese che dai dati disponibili o dalle informazioni presenti nel Sistema informativo dell’Anagrafe tributaria risultano sostenute dal contribuente;
b) dell’ammontare delle ulteriori spese riferite ai beni e servizi nella misura determinata considerando la spesa rilevata da analisi e studi socio economici;
c) della quota relativa agli incrementi patrimoniali del contribuente imputabile al periodo d’imposta;
d) della quota di risparmio riscontrata, formatasi nell’anno e non utilizzata per consumi ed investimenti.
La determinazione sintetica del reddito complessivo è ammessa a condizione che il reddito complessivo accertabile ecceda di almeno un quinto quello dichiarato. In presenza di tale condizione il contribuente ha facoltà di dimostrare:
a) che il finanziamento delle spese è avvenuto con redditi diversi da quelli posseduti nel periodo d’imposta; con redditi esenti o soggetti a ritenuta alla fonte a titolo di imposta, o, comunque, legalmente esclusi dalla formazione della base imponibile; da parte di soggetti diversi dal contribuente;
b) il diverso ammontare delle spese attribuite al medesimo.

Pronto il mod. per accedere al credito d’imposta in favore degli Enti previdenziali e dei fondi pensione


Pronto il mod. per accedere al credito d’imposta in favore degli Enti previdenziali e dei fondi pensione



L’Agenzia delle entrate con il provvedimento del 28 settembre 2015, n. 122544 ha approvato il modello e definiti i termini di presentazione della richiesta di attribuzione del credito d’imposta in favore degli enti di previdenza obbligatoria e delle forme di previdenza complementare

Il modello in oggetto viene utilizzato dai seguenti soggetti :
– dagli enti di previdenza obbligatoria per chiedere l’attribuzione del credito di imposta pari alla differenza tra l’ammontare delle ritenute e imposte sostitutive applicate nella misura del 26 per cento sui redditi di natura finanziaria, dichiarate e certificate dai soggetti intermediari o dichiarate dagli enti medesimi, e l’ammontare di tali ritenute e imposte sostitutive computate nella misura del 20 per cento, a condizione che i proventi assoggettati alle ritenute e imposte sostitutive siano investiti nelle attività di carattere finanziario a medio o lungo termine;
– dalle forme di previdenza complementare per chiedere l’attribuzione del credito d’imposta pari al 9 per cento del risultato netto maturato, assoggettato all’imposta sostitutiva applicata in ciascun periodo di imposta, a condizione che un ammontare corrispondente al risultato netto maturato assoggettato alla citata imposta sostitutiva sia investito nelle attività di carattere finanziario a medio o lungo termine.
Il modello è disponibile gratuitamente sul sito internet www.agenziaentrate.it.
La richiesta è presentata all’Agenzia delle Entrate esclusivamente in via telematica, direttamente oppure tramite i soggetti incaricati della trasmissione telematica, attraverso i canali Entratel o Fisconline.
La richiesta, redatta sul modello approvato con il presente provvedimento, è presentata, a decorrere dall’anno 2016, dal 1° marzo al 30 aprile di ciascun anno.
La trasmissione telematica è effettuata utilizzando il software denominato “Creditoprevidenza”, disponibile gratuitamente sul sito internet www.agenziaentrate.it.
I soggetti incaricati della trasmissione telematica hanno l’obbligo di rilasciare al richiedente un esemplare cartaceo della richiesta predisposta con l’utilizzo del software suddetto, nonché copia della comunicazione dell’Agenzia delle Entrate che ne attesta l’avvenuto ricevimento e che costituisce prova dell’avvenuta presentazione. La richiesta, debitamente sottoscritta dal soggetto incaricato della trasmissione telematica e dal richiedente, deve essere conservata a cura di quest’ultimo.

Completata la riforma fiscale: modifiche su accertamento, riscossione, sanzioni e contenzioso

Con un Comunicato stampa del 22 settembre 2015 la Presidenza del Consiglio dei Ministri ha reso noto l’approvazione definitiva degli ultimi 5 decreti attuativi della riforma fiscale prevista dalla Legge delega n. 23 del 2014.

I decreti legislativi approvati in via definitiva il 22 settembre scorso completano il pacchetto di misure previste per il riordino del sistema fiscale, improntato su criteri di maggiore equità e trasparenza, sostegno alla crescita e internazionalizzazione delle imprese. Ciascun decreto è dedicato ad un ambito specifico:
– misure per la revisione della disciplina degli interpelli e del contenzioso tributario;
– misure per la semplificazione e razionalizzazione delle norme in materia di riscossione;
– misure per la revisione della disciplina dell’organizzazione delle agenzie fiscali;
– misure per la revisione del sistema sanzionatorio;
– stima e monitoraggio dell’evasione fiscale e monitoraggio e riordino delle disposizioni in materia di erosione fiscale.
In attesa della pubblicazione in Gazzetta Ufficiale dei testi definitivi, ecco alcune delle novità in materia di riscossione, contenzioso e regime sanzionatorio.

RISCOSSIONE


Con riferimento alle modifiche in materia di riscossione dei tributi, il decreto attuativo, secondo i principi di semplificazione e razionalizzazione stabiliti dall’art. 3, co, 1, lett. a) della Legge delega, in particolare, prevede una graduazione dell’aggio sulle cartelle Equitalia, che sarà dell’1% in caso di pagamento spontaneo, salirà al 3% in caso di pagamento entro 60 giorni dalla notifica e al 6% per i pagamenti oltre la predetta scadenza. Inoltre, è stata inserita una moratoria in favore dei contribuenti che non sono stati in grado di completare il pagamento di piani di rateizzazione, in base alla quale le somme non ancora versate, oggetto di piani di rateazione da cui i contribuenti siano decaduti nei 24 mesi antecedenti l’entrata in vigore del decreto, possono essere oggetto di un nuovo piano di rateazione, ripartito fino a un massimo di 72 rate mensili. L’ulteriore rateizzazione deve essere richiesta entro 30 giorni dalla data di entrata in vigore del decreto ed è prevista la decadenza per il mancato pagamento di sole due rate.

INTERPELLI E CONTENZIOSO TRIBUTARIO


Per quanto concerne le modifiche alla disciplina degli interpelli e del contenzioso tributario, il decreto attuativo, in particolare, prevede l’applicazione della mediazione tributaria preventiva per tutte le contestazioni tributarie fino a venti mila euro, estendedola anche ai tributi diversi da quelli di competenza dell’Agenzia delle Entrate (tributi locali), e includendo sotto il profilo soggettivo anche Equitalia e i concessionari di riscossione. In materia di conciliazione giudiziale, inoltre, viene prevista la possibilità di attivarla anche nel giudizio di appello su iniziativa sia del giudice tributario sia delle parti. Viene disposta, altresì, una razionalizzazione delle tipologie di interpello che saranno ordinario, probatorio, antiabuso e disapplicativo). Ridotto a 90 giorni il termine di risposta per l’interpello ordinario, mentre per le altre tipologie sarà di 120 giorni.

SISTEMA SANZIONATORIO


Rilevanti modifiche sono state introdotte dal decreto attuativo di revisione del sistema sanzionatorio. Per quanto riguarda le sanzioni amministrative viene prevista una graduale riduzione in base alla regolarizzazione spontanea e al tempo, in altri termini sanzioni più basse per chi regolarizza prima la posizione col Fisco. In relazione al reato di omessi versamenti, le soglie di punibilità in sede penale vengono elevate da 50mila a 250mila euro per l’IVA, e da 50mila a 150mila euro per le ritenute fiscali. Inasprite, invece, le pene per le frodi.

Il decreto “crescita e internazionalizzazione delle imprese” in gazzetta


23 sett 2015 Il decreto legislativo n. 147 del 14 settembre 2015 dà attuazione al pacchetto di misure fiscali previsti dalla legge delega n. 23 del 2014 per la crescita e l’internazionalizzazione delle imprese ed entra in vigore il 7 ottobre 2015.

Accordi preventivi per le imprese con attività internazionale (Art. 1)
Uno dei primi aspetti affrontati dal decreto riguarda la disciplina del cd. “Ruling internazionale”, ossia la procedura che consente alle imprese con attività internazionale di stipulare accordi preventivi con il Fisco al fine di consolidare in termini di trasparenza e certezza gli effetti fiscali riguardo a specifiche tipologie di operazioni. La normativa di riferimento della procedura, già disciplinata dall’articolo 8 del D.L. n. 269/2003, viene ricondotta nell’alveo della disciplina generale sull’accertamento (art. 31-ter, del DPR n. 600/1973), con alcune modifiche che ne ampliano l’ambito oggettivo di applicazione (regime dei prezzi di trasferimento, degli interessi, dei dividendi e delle royalties, attribuzione di utili o perdite di imprese collegate). La concreta attuazione della procedura è subordinata all’emanazione di un provvedimento dell’Agenzia delle Entrate per stabilire le procedure ed i termini della stessa.

Interpello sui nuovi investimenti (art. 2)
Sempre allo scopo di dare certezza sul regime fiscale delle operazioni poste in essere dalle imprese, italiane ed estere, l’articolo 2 introduce una nuova tipologia di “interpello sui nuovi investimenti”. L’istanza d’interpello può essere presentata dall’impresa in relazione a investimenti in Italia di ammontare non inferiore 30 milioni di euro e che abbiano ricadute occupazionali significative in relazione all’attività in cui avviene l’investimento e durature. L’istanza ha lo scopo di sollecitare la consulenza dell’Agenzia delle Entrate, con effetti vincolanti ed antielusivi, in merito al trattamento fiscale del piano di investimento e delle eventuali operazioni straordinarie che si ipotizzano per la sua realizzazione. Anche in questo caso, la piena attuazione della procedura è subordinata all’emanzione di un decreto ministeriale che individuerà le modalità applicative dell’interpello, e di un provvedimento dell’Agenzia delle Entrate che individuerà l’ufficio competente alla gestione dell’istanza.


Regime black list (artt. 3 e 5)
Gli articoli 3 e 5 del decreto intervengono sul regime fiscale delle operazioni con soggetti localizzati in paesi, cosiddetti, a fiscalità privilegiata, rispettivamente, in materia di tassazione dei dividendi provenienti da società black list e di deducibilità dei costi per operazioni intercorse con imprese black list.
Riguardo ai dividendi, viene mantenuto il regime di integrale tassazione in Italia per i quelli provenienti da partecipazione diretta in società black list o da partecipazione di controllo in società intermedia; constestualmente è riconosciuto un credito per le imposte assolte nel paese di localizzazione dal soggetto partecipato.
La deducibilità dei costi per operazioni intercorse con imprese black list viene riconosciuta nei limiti del loro valore normale determinato ai sensi dell’articolo 9 del TUIR. A tal fine è richiesta la concreta attuazione delle operazioni, ma è stata eliminata la condizione che l’impresa localizzata debba svolgere prevalentemente un’attività commerciale effettiva.

Determinazione interessi passivi deducibili (art. 4)
Ai fini del calcolo degli interessi passivi deducibili nella determinazione del reddito d’impresa sono modificati i criteri prevedendo l’inclusione nel calcolo del Rol (risultato operativo lordo) anche dei dividendi incassati relativi a partecipazioni detenute in società non residenti che risultino controllate ai sensi dell’articolo 2359, comma 1, n. 1), del codice civile.

Opzione regime “consolidato nazionale” (art. 6)
Il regime del consolidato nazionale viene modificato ampliando la platea dei soggetti che possono optare per lo stesso. In particolare, l’opzione per tale regime viene consentita alle società del gruppo, sia residenti in Italia sia stabili organizzazioni di società residenti in Stati UE o in Stati aderenti all’Accordo sullo Spazio economico europeo con il quale l’Italia abbia stipulato un accordo che assicuri un effettivo scambio di informazioni. Con provvedimento dell’Agenzia delle Entrate dovranno essere definiti i contenuti e le modalità per la designazione della controllata da parte del soggetto non residente, nonché i criteri applicabili ai consolidati già esistenti.

Reddito di società ed enti non residenti (art. 7)
L’articolo 7 introduce regole specifiche per la determinazione del reddito imponibile in Italia prodotto da soggetti non residenti o da stabili organizzazioni di soggetti non residenti, modificando specificamente gli articoli 151, 152 e 153 del TUIR. Le disposizioni si applicano a decorre dal 2016.

Disciplina delle controllate e delle collegate estere (art. 8)
Questo articolo modifica le disposizioni in materia di imprese estere controllate e collegate contenute negli articoli 167 e 168 del TUIR. In particolare, se un soggetto residente in Italia detiene, direttamente o indirettamente, anche tramite società fiduciarie o per interposta persona, il controllo di un’impresa, di una società o altro ente, residente o localizzato in Stati o territori a regime fiscale privilegiato, i redditi conseguiti dal soggetto estero controllato sono imputati, a decorrere dalla chiusura dell’esercizio o periodo di gestione del soggetto estero controllato, ai soggetti residenti in proporzione alle partecipazioni da essi detenute. Tale disposizione si applica anche per le partecipazioni di controllo in soggetti non residenti relativamente ai redditi derivanti da loro stabili organizzazioni assoggettati ai predetti regimi fiscali privilegiati.

Spese di rappresentanza (art. 9)
L’art. 108 del TUIR che disciplina le spese di rappresentanza viene modificato. Le spese di rappresentanza sono deducibili nel periodo di imposta di sostenimento se rispondenti ai requisiti di inerenza stabiliti con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze, anche in funzione della natura e della destinazione delle stesse. Le spese del periodo precedente sono commisurate all’ammontare dei ricavi e proventi della gestione caratteristica dell’impresa risultanti dalla dichiarazione dei redditi relativa allo stesso periodo in misura pari all’1,5 % dei ricavi e altri proventi fino a euro 10 milioni, allo 0,6 % dei ricavi e altri proventi per la parte eccedente euro 10 milioni e fino a 50 milioni e, allo 0,4% dei ricavi e altri proventi per la parte eccedente euro 50 milioni. La misura della deducibilità delle spese di rappresentanza può essere stabilita con il decreto del Ministro dell’economia e delle finanze.

Liste dei Paesi che consentono un adeguato scambio di informazioni e coordinamento black list (art. 10)
L’articolo 168-bis “Paesi e territori che consentono un adeguato scambio di informazioni” del TUIR è abrogato.

Sospensione della riscossione della tassazione in caso di trasferimento all’estero (art. 11)
La sospensione in oggetto di cui all’articolo 166, comma 2-quater, TUIR può operare anche in caso di trasferimento, da parte di un’impresa non residente nel territorio dello Stato, di una parte o della totalità degli attivi collegati ad una stabile organizzazione, aventi ad oggetto un’azienda o un ramo d’azienda, verso altro Stato appartenente all’Unione europea ovvero aderente all’Accordo sullo Spazio economico europeo.

Trasferimento della residenza nel territorio dello Stato (art. 12)
Nel testo unico delle imposte sui redditi viene inserito l’articolo 166-bis che disciplina il regime delle attività e passività di imprese commerciali che trasferiscono la loro residenza fiscale in Italia, diversificandone la disciplina in base al territorio di provenienza.

Perdite su crediti (art. 13)
Questo articolo apporta modifiche agli articoli 88 “Sopravvenienze attive”, 94 “Valutazione dei titoli”, 101 “Minusvalenze patrimoniali, sopravvenienze passive e perdite” del TUIR.

Esenzione degli utili e delle perdite delle stabili organizzazioni di imprese residenti (art. 14)
Nel TUIR dopo l’articolo 168-bis è inserito l’articolo 168-ter “Esenzione degli utili e delle perdite delle stabili organizzazioni di imprese residenti”.  Un’impresa residente nel territorio dello Stato può optare per l’esenzione degli utili e delle perdite attribuibili a tutte le proprie stabili organizzazioni all’estero.  L’opzione è irrevocabile ed è esercitata al momento di costituzione della stabile organizzazione, con effetto dal medesimo periodo d’imposta.

Credito d’imposta per i redditi prodotti all’estero (art. 15)
Questo articolo apporta modifiche al regime del credito d’imposta per i redditi prodotti all’estero contenuto nell’articolo 165 del TUIR. Il comma 1, di quest’ultimo articolo, si interpreta nel senso che sono ammesse in detrazione sia le imposte estere oggetto di una convenzione contro le doppie imposizioni in vigore tra l’Italia e lo Stato estero in cui il reddito che concorre alla formazione dell’imponibile è prodotto sia le altre imposte o gli altri tributi esteri sul reddito. Nel caso in cui sussistano obiettive condizioni di incertezza in merito alla natura di un tributo estero non oggetto delle anzidette convenzioni, il contribuente può inoltrare all’amministrazione finanziaria istanza d’interpello.

Regime speciale per lavoratori rimpatriati (art. 16)
Il reddito di lavoro dipendente prodotto in Italia da lavoratori che trasferiscono la residenza nel territorio dello Stato ai sensi dell’articolo 2 del TUIR concorre alla formazione del reddito complessivo limitatamente al 70 % del suo ammontare a) se i lavoratori non sono stati residenti in Italia nei cinque periodi di imposta precedenti il predetto trasferimento e si impegnano a permanere in Italia per almeno due anni; b) se l’attività lavorativa viene svolta presso un’impresa residente nel territorio dello Stato in forza di un rapporto di lavoro instaurato con questa o con società che direttamente o indirettamente controllano la medesima impresa, ne sono controllate o sono controllate dalla stessa società che controlla l’impresa; c) se l’attività lavorativa è prestata prevalentemente nel territorio italiano; d) se i lavoratori rivestono ruoli direttivi ovvero sono in possesso di requisiti di elevata qualificazione o specializzazione definiti con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze.
Le disposizioni del presente articolo si applicano a decorrere dal periodo di imposta in cui è avvenuto il trasferimento della residenza nel territorio dello Stato ai sensi dell’articolo 2 del TUIR e per i quattro periodi successivi. Con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze, da emanarsi entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto, sono adottate le disposizioni di attuazione del presente articolo anche relativamente alle disposizioni di coordinamento con le altre norme agevolative vigenti in materia, nonché relativamente alle cause di decadenza dal beneficio.