Prorogata la comunicazione per gli acquisti con Pos

3 LUG 2013 La comunicazione delle operazioni rilevanti ai fini Iva, da parte degli operatori finanziari, va effettuata entro il 12 novembre 2013. Il termine precedente di presentazione era fissato per oggi, 3 luglio 2013 (Agenzia entrate – provvedimento n. 80821/2013).

In virtù della proroga, quindi, entro il 12 novembre 2013 gli operatori finanziari (banche, la società Poste italiane Spa, gli intermediari finanziari, le imprese di investimento, etc.) sono tenuti a comunicare all’anagrafe tributaria le operazioni rilevanti ai fini dell’imposta sul valore aggiunto di importo pari o superiore a € 3.600,00, effettuate dal 6 luglio 2011 al 31 dicembre 2011, il cui pagamento sia effettuato mediante carte di credito, di debito o prepagate preventivamente rilasciate. Sono operazioni rilevanti di importo pari o superiore a € 3.600,00 quelle per le quali non sussiste l’obbligo di emissione della fattura.

La comunicazione va effettuata telematicamente e deve riferirsi alle transazioni riguardanti la cessione di beni e le prestazioni di servizi rese e ricevute dai soggetti passivi ai fini dell’imposta sul valore aggiunto.

È prossima l’iscrizione P.E.C. delle imprese individuali

Entro il 30 giugno 2013 le imprese individuali attive devono iscrivere il proprio indirizzo di posta elettronica certificata (P.E.C.) presso il registro delle imprese competente (Ministero sviluppo economico – nota n. 53687/2013).

Decorso il predetto termine senza aver provveduto a comunicare l’indirizzo P.E.C., è prevista la sospensione dell’iscrizione di qualsiasi atto al registro delle imprese per un periodo massimo di 45 giorni. Trascorso inutilmente tale periodo la pratica viene respinta e si intende non presentata.

Il Ministero dello sviluppo economico ha precisato che l’iscrizione dell’indirizzo P.E.C.:

– può essere effettuato mediante prassi semplificata, ovvero, avvalendosi del sito www.registroimprese.it e,

– deve essere ricondotto esclusivamente ed unicamente all’imprenditore stesso, senza possibilità di domiciliazione presso soggetti terzi.

In merito all’ultimo punto, quindi, non è prevista per le imprese individuali la possibilità di inserire l’indirizzo P.E.C. di un soggetto terzo associabile all’impresa stessa, facoltà, invece riconosciuta alle società che di fatto possono indicare l’indirizzo P.E.C. dello studio professionale che le assiste negli adempimenti burocratici, avvero, di un’altra società cui l’impresa societaria obbligata all’adempimento di comunicazione sia giuridicamente ed economicamente collegata.

Pertanto, prima del 30 giugno si attende un chiarimento da parte del Ministero dello sviluppo economico circa la possibilità per le imprese individuali di domiciliarsi come per le società, ai fini della comunicazione dell’indirizzo P.E.C. al registro imprese, presso soggetti terzi associabili a più imprese.

Omessa dichiarazione, riconoscimento del credito d’imposta

Per il riconoscimento delle eccedenze di imposta a credito maturate in annualità per le quali non sono state presentate le dichiarazioni dell’Iva, dei redditi o dell’Irap non è più necessario presentare istanza di rimborso o attendere la mediazione. Il contribuente ha la facoltà di richiedere l’attestazione dell’esistenza contabile dell’eccedenza di imposta nel momento successivo alla liquidazione delle dichiarazioni, dopo il ricevimento della comunicazione di irregolarità, producendo idonea documentazione all’ufficio competente, entro il termine di trenta giorni (Agenzia delle entrate – circolare 25 giugno 2013, n. 21/E).

In applicazione dei principi di efficienza, economicità e speditezza della pubblica amministrazione, per evitare ai contribuenti di anticipare le somme derivanti dalla comunicazione di irregolarità, l’Agenzia delle entrate ha previsto che il riconoscimento del credito maturato in un’annualità per la quale sia stata omessa la dichiarazione avvenga direttamente in sede di assistenza.
A tal fine, a seguito del ricevimento della comunicazione di irregolarità in esame, se il contribuente ritiene che il credito non dichiarato sia fondatamente ed effettivamente spettante, può attestarne l’esistenza contabile, mediante la produzione all’ufficio competente, entro i trenta giorni successivi al ricevimento della comunicazione, di idonea documentazione (ad esempio, con riferimento alle eccedenze IVA, mediante esibizione dei registri IVA e delle relative liquidazioni, della dichiarazione cartacea relativa all’annualità omessa, delle fatture e di ogni altra documentazione ritenuta utile).
Ferma restando la possibilità per l’Amministrazione finanziaria di effettuare le attività di controllo ai fini dell’IVA, delle imposte sui redditi o dell’Irap in merito alla dichiarazione omessa, anche al fine di accertare l’effettività sostanziale del credito maturato nel relativo periodo d’imposta, la dimostrazione dell’esistenza contabile del credito pone il contribuente, ancorché tardivamente, nella medesima condizione in cui si sarebbe trovato qualora avesse correttamente presentato la dichiarazione.
In esito a tali verifiche, qualora riscontri l’esistenza contabile del credito, l’ufficio, analogamente a quanto previsto nella fase contenziosa, anziché richiedere l’effettuazione del pagamento seguita da un’istanza di rimborso, potrà scomputare direttamente l’importo del credito medesimo dalle somme complessivamente dovute in base alla originaria comunicazione di irregolarità e, conseguentemente, emettere una comunicazione definitiva contenente la rideterminazione delle somme che residuano da versare a seguito dello scomputo operato.
Resta fermo che, trattandosi di una comunicazione di irregolarità legittima, poiché si basa su un comportamento omissivo del contribuente, sono comunque dovuti gli interessi e la sanzione sulla parte di credito effettivamente utilizzata.
Laddove il contribuente provveda a pagare le somme dovute entro trenta giorni dal ricevimento della comunicazione definitiva contenente la rideterminazione delle somme medesime, potrà beneficiare della riduzione della predetta sanzione ad un terzo.

La cartella di pagamento notificata via PEC

Con il Comunicato stampa di oggi la società Equitalia, incaricata della riscossione dei crediti erariali nei confronti dei contribuenti, comunica che la cartella di pagamento sarà notifica tramite Posta Elettronica Certificata (PEC).

Il nuovo strumento di notifica, per il momento, interesserà le imprese costituite in forma societaria (societa di persone e società di capitali) con sede nelle regioni Lombardia, Toscana, Campania e Molise.
Si tratta di una fase sperimentale, attuata nelle quattro regioni pilota, per consentire un passaggio graduale dalla notifica cartacea a quella elettronica.
L’applicazione limitata alle società è determinata dal fatto che per tali soggetti l’attivazione di un indirizzo PEC è obbligatorio ai fini dell’iscrizione al registro delle imprese. La casella PEC, infatti, deve essere comunicata al predetto registro e viene pubblicato sul certificato rilasciato dalla Camera di Commercio, con la conseguenza che l’indirizzo email pec costituisce un indirizzo pubblico, e può essere utilizzato da chiunque per inviare messaggi e documenti indirizzati alla società.
La Posta Elettronica Certificata (PEC) è un mezzo di comunicazione che consente di inviare email con valore legale, quindi opponibile a terzi. L’invio di un messaggio con la PEC è equiparato a una raccomandata postale con avviso di ricevimento grazie a cui si attesta giorno ed orario esatto della spedizione e della ricezione.
La notifica della cartella di pagamento, dunque, assume valore legale a tutti gli effetti, poiché il contribuente può verificare in tempo reale i documenti inviati da Equitalia e avere la certezza del giorno e anche dell’ora esatta della notifica.
La notifica inoltre risulterà effettuata direttamente alla persona legittimata a riceverla, anche se questi non provvede a leggere la posta presente nella casella PEC di cui è titolare. Sarà necessario, pertanto, consultare la casella Pec sistematicamente per evitare il decorso dei termini per un’eventuale impugnazione della pretesa erariale.
Ai fini della notifica, Equitalia utilizzerà gli indirizzi email PEC presenti negli elenchi previsti dalla legge.

Interventi su tributi e lavoro nel “decreto fare”

Sono state adottate con il Decreto Legge n. 69 del 21 giugno 2013 le misure per il rilancio dell’economia annunciate dal Governo Letta. Il decreto, denominato “decreto fare”, è stato pubblicato sul supplemento ordinario n. 50, della Gazzetta Ufficiale n. 144 del 21 giugno 2013, e contiene una serie di misure che incidono su disposizioni di carattere tributario e in materia di lavoro.

Crescita economica, Semplificazioni, Efficienza del sistema giudiziario e definizione del contenzioso civile: questi i settori di intervento del “decreto fare”, nei quali si articolano le diverse misure di carattere fiscale e lavoristico. Il Decreto entra in vigore il 22 giugno 2013.
L’articolo 5, dispone un incremento della maggiorazione IRES prevista per le imprese energetiche, cd. “Robin-tax”, con lo scopo di destinare i maggiori introiti alla riduzione della bolletta energetica. Quindi l’addizionale di 6,5 punti percentuali sarà applicata alle imprese che hanno conseguito nel periodo di imposta precedente un volume di ricavi superiore a 3 milioni di euro (prima, 10 milioni di euro) e un reddito imponibile superiore a 300 mila euro (prima, 1 milione di euro).
L’articolo 11, stabilisce la proroga per il 2014 del credito d’imposta per la produzione, la distribuzione e l’esercizio cinematografico, introdotto dalla Finanziaria 2008. Un provvedimento dell’Agenzia delle Entrate, definirà le modalità per fruire del beneficio.
L’articolo 23, introduce misure volte al rilancio della nautica da diporto e del turismo nautico, prevedendo la possibilità di accedere alla tassazione agevolata per il “noleggio occasionale” (imposta sostitutiva con aliquota 20%) qualora l’attività di noleggio sia di durata complessiva non superiore a 40 giorni, a prescindere dai proventi conseguiti (prima solo in caso di proventi non superiori a 30.000 euro); lo stesso articolo stabilisce inoltre l’esenzione della tassa di possesso sulle imbarcazioni fino a 14 metri, e la riduce per quelle fino a 20 metri portandola a 870 euro per le unità con scafo di lunghezza da 14,01 a 17 metri (prima 1.740 euro), e 1.300 euro per le unità con scafo di lunghezza da 17,01 a 20 metri (prima 2.600 euro).
L’articolo 31, stabilisce semplificazioni in materia di Durc, prevedendo in particolare la validità del Durc di 180 giorni e limitandone la richiesta ai momenti della selezione del contraente e del pagamento delle prestazioni; inoltre, prevede che le stazioni appaltanti acquisiscano il Durc esclusivamente attraverso strumenti informatici.
L’articolo 34, stabilisce che le certificazioni relative allo stato di gravidanza, in particolare quella riguardante la data presunta del parto e quella del parto o di interruzione del parto, devono essere trasmessi all’INPS esclusivamente per via telematica, rispettivamente, direttamente dal medico del Servizio sanitario nazionale o con esso convenzionato e dalla struttura sanitaria pubblica o privata convenzionata con il Servizio sanitario nazionale.
L’articolo 50, prevede l’abrogazione della responsabilità solidale tra appaltatore e subappaltatore per il versamento dell’IVA dovuta dal subappaltatore in relazione alle prestazioni effettuate nell’ambito del rapporto di subappalto. Resta invece confermata la responsabilità solidale prevista per le ritenute fiscali sui redditi di lavoro dipendente.
L’articolo 51, dispone l’abrogazione della comunicazione mensile delle ritenute fiscali (cd. 770 mensile).
L’articolo 52, contiene una serie di provvedimenti che regolano il sistema di riscossione dei tributi quali, l’impignorabilità dell’abitazione principale, la possibilità di dilazionare il debito in 120 rate mensili (attualmente 72 rate mensili), la decadenza dalla dilazione dopo il mancato pagamento di 8 rate anche non consecutive (attualmente dopo 2 rate consecutive), l’impignorabilità dei beni delle società di capitali oltre 1/5 di quelli disponibili (oggi prevista solo per le ditte individuali).
L’articolo 55, contiene una norma interpretativa in materia di rimborsi IVA alle agenzie di viaggio secondo la quale l’imposta assolta sulle cessioni di beni e sulle prestazioni di servizi effettuate da terzi nei confronti delle agenzie di viaggio stabilite fuori dell’Unione europea a diretto vantaggio dei viaggiatori non è rimborsabile.
L’articolo 56, proroga la scadenza per il versamento dell’imposta sulle transazioni finanziarie, cd. “Tobin-tax”, al 16 ottobre 2013.