Arriva la S.C.I.A. per i magazzini generali


Approvata la Segnalazione Certificata di Inizio Attività per l’inizio, la modifica e la cessazione dell’attività dei magazzini generali (Ministero Sviluppo Economico – circolare 22 dicembre 2015, n. 3684/C).

L’intera vita dei magazzini generali, sia in sede costitutiva, sia in sede modificativa e sia in sede di cessazione dell’attività deve essere comunicata con la Segnalazione Certificata di Inizio Attività (S.C.I.A.). Ne consegue pertanto che ogni Segnalazione relativa all’avvio, modifica o cessazione dell’attività deve essere trasmessa contestualmente alla Comunicazione Unica, all’ufficio del registro delle imprese della Camera di commercio competente per territorio, che immediatamente la trasmette allo Sportello Unico per le attività produttive (S.U.A.P.) e per il tramite di questo al Ministero dello Sviluppo Economico.
In fase di avvio la S.C.I.A deve essere corredata dalle seguenti documentazioni e dichiarazioni sostitutive dalle quali risulta:
– il nome e domicilio del titolare o del rappresentante legale (che ai fini dell’avvio dell’attività devono essere in possesso dei requisiti di onorabilità previsti per l’esercizio di attività commerciali);
– il capitale destinato all’acquisto dei terreni, alla costruzione dei fabbricati, degli impianti meccanici, dei raccordi ferroviari, per l’esercizio del magazzino, e le garanzie offerte all’erario, ai depositanti ed ai loro aventi ragione;
– l’indicazione delle categorie di merci il cui deposito il magazzino è destinato;
– l’indicazione dei locali destinati al magazzino;
– il regolamento relativo agli obblighi che l’esercente il magazzino assume rispetto alle  merci depositate.


In sede di modifica, invece, l’interessato deve aver cura di indicare la tipologia della modifica ossia se si tratti di modifica soggettiva (operazioni straordinarie, denominazione, capitale sociale), oggettiva (mutamento del regolamento del magazzino generale), minimale (modifiche inerenti la struttura in cui è svolta l’attività).
In riferimento alla sezione C – Cessazione dell’attività della S.C.I.A. l’impresa dichiara la completa cessazione dell’attività e chiede al Ministero dello Sviluppo Economico la liberazione della cauzione prestata.


Ad ogni segnalazione consegue la pubblicazione sul sito del Ministero.

Chiarimenti del Fisco sulla riforma del processo tributario

L’Agenzia delle Entrate fornisce i chiarimenti sulla riforma del processo tributario, attuata secondo principi di maggior efficienza del rito processuale e maggiori tutele per il contribuente con il decreto legislativo 24 settembre 2015, n. 156 – di seguito “decreto di riforma” (Circolare 29 dicembre 2015, n. 38/E).

Le modifiche introdotte con la “riforma del processo tributario” sono in vigore dal 1° gennaio 2016 e si applicano in relazione a tutti i giudizi pendenti a tale data. Posticipata al 1° giugno 2016, però, l’applicazione delle nuove norme processuali riguardanti l’esecuzione provvisoria delle sentenze delle commissioni tributarie, l’esecuzione delle sentenze di condanna al pagamento di somme in favore del contribuente e l’esecuzione delle sentenze sugli atti relativi alle operazioni catastali.
In ogni caso, le nuove norme processuali saranno applicabili sia ai nuovi giudizi, sia a quelli pendenti alla data della loro entrata in vigore (1° gennaio 2016, ovvero 1° giugno 2016). A tal proposito la Circolare n. 38/E del 2015 sottolinea che secondo la relazione illustrativa del “decreto di riforma” non è stata ritenuta opportuna una previsione di applicabilità limitata ai soli nuovi giudizi, poiché un tale sistema avrebbe creato un nuovo rito, che coesistendo con il vecchio per le cause anteriori, avrebbe finito col generare confusione ed incertezze.


Ecco in sintesi le principali novità introdotte con la riforma alla disciplina del processo tributario:
– l’applicazione della “conciliazione giudiziale” è stata estesa anche al giudizio di appello e alle controversie soggette a reclamo/mediazione;
– l’ambito di applicazione dell’istituto del “reclamo/mediazione” è esteso alle controversie dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli, alle controversie catastali, a quelle degli enti locali, degli agenti della riscossione e dei soggetti privati abilitati ad effettuare attività di liquidazione e di accertamento dei tributi e quelle di riscossione dei tributi e di altre entrate delle province e dei comuni (iscritti all’apposito albo);
– la disciplina della “tutela cautelare” è stata estesa a tutte le fasi del processo, recependo nella normativa i principi stabiliti in materia dalla giurisprudenza costituzionale e di legittimità;
– viene disposta “l’esecuzione immediata delle sentenze” non definitive concernenti i giudizi promossi avverso gli atti relativi alle operazioni catastali e di quelle (sempre non definitive) recanti condanna al pagamento di somme a favore dei contribuenti. In quest’ultima ipotesi, per pagamenti in favore del contribuente di importi superiori a 10.000 euro, l’esecuzione della sentenza può essere subordinata dal giudice alla prestazione di idonea garanzia da parte del contribuente. La disposizione si applica a decorrere dal 1° giugno 2016.
– il “giudizio di ottemperanza” diventa l’unico strumento per l’esecuzione delle sentenze, siano esse definitive o meno, escludendo la possibilità di ricorso all’ordinaria procedura esecutiva. Inoltre, viene affidata alla commissione tributaria in composizione monocratica, la cognizione dei giudizi di ottemperanza instaurati per il pagamento di somme di importo non superiore a 20.000 euro e, in ogni caso, per il pagamento delle spese di giudizio;
– è stato innalzato il “valore delle liti” in cui i contribuenti possono stare in giudizio personalmente, senza l’assistenza di un difensore abilitato. In particolare, il valore è stato portato dagli attuali 2.582,28 euro a 3.000,00 euro;
– è stata ampliata la categoria dei “soggetti abilitati all’assistenza tecnica”, nella quale sono stati inseriti i dipendenti dei CAF, in relazione alle controversie che derivano da adempimenti posti in essere dagli stessi CAF nei confronti dei propri assistiti.

MUD, confermato senza modifiche il modello per il 2016



Il modello MUD già utilizzato per il 2015 resta valido anche per le dichiarazioni da presentare entro il 30 aprile 2016. Il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 21 dicembre 2015 (di seguito “decreto”), pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 300 del 28/12/2015, infatti, ha approvato il MUD 2016 confermando lo stesso modello, le modalità e termini già approvati per lo scorso anno.


La disciplina contenente le regole di compilazione del MUD 2016, dunque, resta quella definita con il d.p.c.m. 17 dicembre 2014. Questo significa che il Modello, anche quest’anno, è articolato in 6 comunicazioni differenti:
– Comunicazione Rifiuti
– Comunicazione Veicoli Fuori Uso
– Comunicazione Imballaggi
– Comunicazione Rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche
– Comunicazione Rifiuti Urbani, Assimilati e raccolti in convenzione
– Comunicazione Produttori di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche
Il “decreto” rinvia poi ai siti Internet del Ministero dello Sviluppo Economico,del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, dell’ISPRA, dell’Unioncamere, di Infocamere e di Ecocerved per le informazioni aggiuntive rispetto alle istruzioni di compilazione del MUD.


MODALITÀ E TERMINI DI PRESENTAZIONE


A partire dal 15 febbraio 2016 sarà disponibile il software per la compilazione e la presentazione del MUD 2016. Dalla stessa data saranno operativi il sito per la trasmissione del “MUD Telematico” e il portale per la compilazione del “MUD Semplificato”. Il MUD 2016 deve essere presentato entro il 30 aprile 2016.


Deve essere presentato esclusivamente in via telematica tramite il sito www.mudtelematico.it, il MUD contenente una delle seguenti comunicazioni:
– Comunicazione Rifiuti;
– Comunicazione Veicoli fuori uso;
– Comunicazione Imballaggi, sia Sezione Consorzi che Sezione Gestori Rifiuti di imballaggio;
– Comunicazione Rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche.
Tuttavia, è riconosciuta la possibilità di presentare il MUD su supporto cartaceo, compilando la Comunicazione Rifiuti semplificata, ai soli produttori iniziali che producono, nella propria unità locale, non più di 7 rifiuti e, per ogni rifiuto, utilizzano non più di 3 trasportatori e 3 destinatari finali. In tal caso, la comunicazione rifiuti semplificata può essere spedita, utilizzando il frontespizio busta previsto, con raccomandata semplice (senza ricevuta di ritorno) alla Camera di Commercio competente. Non è prevista la possibilità di consegnare il MUD a mano.
Ai fini della presentazione telematica, invece, è necessaria la preventiva registrazione al predetto sito www.mudtelematico.it. Inoltre, il soggetto dichiarante deve essere in possesso di un dispositivo di firma digitale (Smart Card o Carta Nazionale dei Servizi o Business Key) valido al momento dell’invio. In alternativa, le associazioni di categoria, i professionisti e gli studi di consulenza, che curano la compilazione per conto del dichiarante, possono inviare telematicamente i MUD compilati per conto dei propri associati e dei propri clienti apponendo cumulativamente ad ogni invio la propria firma elettronica, sulla base di espressa delega scritta dei propri associati e dei clienti (i quali restano responsabili della veridicità dei dati dichiarati) che deve essere mantenuta presso la sede delle medesime associazioni e studi.
Il file trasmesso per via telematica può contenere le dichiarazioni relative a più unità locali afferenti alla stessa CCIAA competente territorialmente, sia appartenenti ad un unico soggetto dichiarante che appartenenti a più soggetti dichiaranti.


Per la presentazione in via telematica sono dovuti diritti di segreteria nella misura di 10,00 euro per ogni Unità locale da versare alla Camera di Commercio competente tramite carta di credito o Telemaco pay.
In caso di presentazione della Comunicazione Rifiuti semplificata su supporto cartaceo, invece, sono dovuti i diritti di segreteria nella misura di 15,00 euro per ogni Unità locale, da versare alla Camera di Commercio competente tramite bollettino di conto corrente.


Una procedura differente, invece, è prevista per la “Comunicazione Rifiuti Urbani, Assimilati e raccolti in convenzione” e per la “Comunicazione Produttori di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche”.
Entrambe devono essere presentate in via telematica ma, rispettivamente, la prima deve essere compilata e trasmessa tramite il sito www.mudcomuni.it., mentre la seconda deve essere compilata e trasmessa tramite il sito www.registroaee.it





















TIPO DI COMUNICAZIONE

SOGGETTI OBBLIGATI

Comunicazione Rifiuti – chiunque effettua a titolo professionale attività di raccolta e trasporto di rifiuti;
– i commercianti e gli intermediari di rifiuti senza detenzione;
– le imprese e gli enti che effettuano operazioni di recupero e smaltimento dei rifiuti;
– le imprese e gli enti produttori iniziali di rifiuti pericolosi;
– le imprese agricole che producono rifiuti pericolosi con un volume di affari annuo superiore a Euro 8.000,00;
– le imprese e gli enti produttori che hanno più di 10 dipendenti e sono produttori iniziali di rifiuti non pericolosi derivanti da lavorazioni industriali, da lavorazioni artigianali e da attività di recupero e smaltimento di rifiuti, fanghi prodotti dalla potabilizzazione e da altri trattamenti delle acque e dalla depurazione delle acque reflue e da abbattimento dei fumi.
Comunicazione Veicoli Fuori Uso soggetti che effettuano le attività di trattamento dei veicoli fuori uso e dei relativi componenti e materiali.
Comunicazione Imballaggi – CONAI o altri soggetti con analoghe funzioni (sezione Consorzi);
– impianti autorizzati a svolgere le operazioni di smaltimento e/o recupero dei rifiuti da imballaggio (sezione Gestori rifiuti di imballaggio).
Comunicazione Rifiuti da Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche (RAEE) soggetti coinvolti nel ciclo di gestione di tali rifiuti
Comunicazione Rifiuti Urbani, Assimilati e raccolti in convenzione soggetti istituzionali responsabili del servizio di gestione integrata dei rifiuti urbani e assimilati.
Comunicazione Produttori di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche produttori di apparecchiature elettriche ed elettroniche iscritti al Registro Nazionale e Sistemi Collettivi di Finanziamento.

Ecco le istruzioni per i prodotti della panetteria con carbone vegetale


A fronte della crescente diffusione sul mercato dei prodotti della panetteria con aggiunta di carbone vegetale (pane nero, focacce, pizze) arrivano, per i produttori e per i commercianti, le istruzioni per una corretta produzione, denominazione ed etichettatura (Ministero Salute – Nota n. 47415/2015).

Ai fini della produzione di un prodotto di panetteria, oltre agli ingredienti base quali acqua, lievito e farina può essere aggiunto anche il carbone vegetale ma solo come additivo colorante e nelle quantità ammesse dalla regolamentazione europea e quindi senza alcun riferimento ai suoi benefici sulla salute.


Tali prodotti inoltre devono essere denominati “prodotti della panetteria fine” e pertanto non possono essere classificati come “pane”, né si può far riferimento al “pane” nella etichettatura, presentazione pubblicità degli stessi, tanto nel caso in cui si tratti di prodotti preconfezionati quanto nel caso di prodotti sfusi.


Infine, non è ammissibile aggiungere nella etichettatura, presentazione o pubblicità alcuna informazione che faccia riferimento agli effetti benefici del carbone vegetale per l’organismo umano, stante l’esclusivo impiego dello stesso quale additivo colorante.

Agevolazioni prima casa: la scoperta archeologica ferma la decadenza

In materia agevolazioni cd. “prima casa”, la decadenza dai benefici, per mancato rispetto del termine di trasferimento della residenza entro diciotto mesi dall’acquisto dell’immobile, non interviene qualora l’inadempienza sia causata dalla sospensione dei lavori di ristrutturazione in seguito al ritrovamento di reperti archeologici, cd. “sorpresa archeologica (Corte di Cassazione – Ordinanza 10 dicembre 2015, n. 24963).

FATTO

L’Amministrazione finanziaria ha emesso avviso di liquidazione nei confronti del contribuente per il recupero delle imposte di registro-catastale-ipotecaria, in seguito alla revoca delle agevolazioni cd. “prima casa” in relazione all’acquisto di un immobile da unificare ad altro già posseduto in modo da formare un’unica abitazione destinata ad essere la propria residenza, in quanto l’immobile acquistato non risultava fisicamente riunito e catastalmente fuso all’altro.
Il ricorso del contribuente è stato respinto del giudice tributario, il quale non ha escluso che l’acquisto separato di due distinti immobili possa dar luogo alla applicazione dell’agevolazione prima casa, ma prendendo atto che la necessaria riunificazione (per intercomunicazione fisica) non si era realizzata alla data di emissione dell’avviso di liquidazione, ha desunto l’insussistenza del presupposto normativamente richiesto, cioè la fissazione della residenza nell’immobile acquistato entro 18 mesi dal rogito.
Con riferimento al mancato rispetto del predetto termine, il giudice tributario ha inoltre affermato che, date le caratteristiche dell’immobile acquistato (vetusto, vincolato e situato in centro storico), deve escludersi la legittima elusione del termine per forza maggiore, imputabile alla sospensione dei lavori di ristrutturazione disposta Sopraintendenza ai beni ambientali ed architettonici per il ritrovamento di reperti (cd. “sorpresa archeologica”), in considerazione del fatto che tali “imprevisti” in ipotesi di ristrutturazione di immobili vincolati non possono essere ignoti a chi opera nel settore.
Il contribuente ha impugnato la decisione del giudice tributario dinanzi alla Corte di Cassazione, che ne ha accolto le motivazioni.

L’ORIENTAMENTO DELLA CASSAZIONE

La disciplina in materia di agevolazioni cd. “prima casa” prevede una sensibile riduzione delle imposte dovute in relazione all’atto di trasferimento, per l’acquisto dell’immobile da adibire ad abitazione, rispondente a caratteristiche non di lusso. Il riconoscimento dei benefici fiscali, tuttavia, è subordinato alla condizione che l’acquirente abbia la residenza anagrafica (o presti attività lavorativa) nel comune in cui è ubicato l’immobile ovvero che si impegni, in seno all’atto d’acquisto, a stabilirla in detto comune entro il termine di diciotto mesi.
Il mancato rispetto del trasferimento della residenza anagrafica entro il termine di diciotto mesi determina la decadenza dai benefici riconosciuti al momento dell’acquisto.
A tal proposito, la Corte di Cassazione ha evidenziato che secondo l’orientamento della giurisprudenza, il trasferimento della residenza, quale elemento costitutivo del beneficio richiesto e provvisoriamente accordato, rappresenta un obbligo del contribuente verso il fisco, dovendosi però tenere conto di eventuali ostacoli nell’adempimento di tale obbligazione, caratterizzati dalla non imputabilità alla parte obbligata e dall’inevitabilità ed imprevedibilità dell’evento.
Ne consegue, dunque, che il mancato stabilimento nei termini di legge della residenza non comporta la decadenza dall’agevolazione, qualora tale evento sia dovuto a causa di forza maggiore sopravvenuta rispetto alla stipula dell’acquisto. Tale causa di forza maggiore, afferma la Corte, deve ritenersi sussistente nella sospensione dei lavori di ristrutturazione dell’immobile disposta dalla sopraintendenza per la cd. “sorpresa archeologica”, cioè il rinvenimento di reperti, che impedisca la prosecuzione dei lavori.
Nel caso di specie, sottolinea la Corte di Cassazione, il giudice tributario ha fatto abnorme qualificazione ed applicazione del concetto di forza maggiore, laddove ne ha escluso l’esistenza per il fatto che in ipotesi di ristrutturazione di immobili vincolati gli “imprevisti” non possono essere ignoti a chi opera nel settore. In tal modo il giudice tributario ha riferito alla parte ricorrente un dovere di qualificata consapevolezza senza che sia noto se la medesima parte sia effettivamente un “operatore” del settore delle ristrutturazioni di immobili vincolati.
La ricorrenza del presupposto di legittima elusione della violazione del termine di 18 mesi per il trasferimento della residenza (forza maggiore), invece, deve essere effettuata con concreto riferimento ai dati di fatto sulla scorta dei quali la parte contribuente prospetta l’esistenza di un impedimento inevitabile e non imputabile e non può ritenersi esclusa in ragione di certezze private di incerta origine circa la qualificata consapevolezza degli operatori del settore.