Rateizzazione del debito con il fisco: si può entro il 31 luglio

I contribuenti non in regola con i versamenti alla data del 22 giugno 2013 possono rateizzare il pagamento delle vecchie cartelle esattoriali fino a un massimo di 72 rate (6 anni) presentando apposita domanda entro il prossimo 31 luglio, utilizzando i moduli disponibili sul sito internet www.gruppoequitalia.it. Tale piano di pagamento non è prorogabile e decade in caso di mancato pagamento di due rate anche non consecutive (Equitalia – comunicato del 3 luglio 2014).

La nuova chance è stato introdotta dal decreto Irpef e si rivolge ai contribuenti che hanno perso il diritto alla dilazione non risultando in regola con i vecchi pagamenti. Tutti gli altri contribuenti hanno a disposizione condizioni favorevoli per il pagamento a rate delle cartelle. È previsto un piano di rateizzazione ordinario che prevede un massimo di 72 rate e un piano straordinario che prevede un massimo di 120 rate (10 anni) e può essere richiesto in caso di grave e comprovata situazione di difficoltà legata alla congiuntura economica ed estranea alla propria responsabilità.
I piani sono tra loro alternativi per cui, in caso di mancata concessione di una dilazione straordinaria, si può chiedere una rateazione ordinaria. Inoltre, possono essere prorogati una solo volta e in caso di mancato pagamento di otto rate, anche non consecutive, il beneficio della rateazione decade.
Anche in tal caso, le domande di rateizzazione del debito possono essere presentate utilizzando i moduli disponibili sul sito internet www.gruppoequitalia.

Dichiarazione IMU/TASI per gli ENC

Il Ministero dell’economia e delle finanze con decreto 26 giugno 2014 ha approvato il modello di dichiarazione per gli enti non commerciali, con le relative istruzioni, agli effetti dell’imposta municipale propria (IMU) e del tributo per i servizi indivisibili (TASI) da utilizzare, a decorrere dall’anno di imposta 2012

Nel modello vanno indicati, oltre al comune destinatario della dichiarazione, i dati identificativi del contribuente e del rappresentante firmatario della dichiarazione nonché i dati relativi all’impegno alla presentazione telematica, i dati degli immobili totalmente imponibili, parzialmente imponibili o totalmente esenti ed i dati relativi alla determinazione dell’imposta municipale propria e del tributo per i servizi indivisibili nonché all’esposizione dei dati relativi a compensazioni e rimborsi per entrambi i tributi.
I soggetti tenuti alla presentazione telematica della dichiarazione e gli intermediari abilitati devono trasmettere i dati contenuti nel modello secondo le specifiche tecniche che saranno approvate con successivo provvedimento.
È fatto comunque obbligo ai soggetti abilitati alla trasmissione telematica di rilasciare al contribuente la dichiarazione su modelli conformi per struttura e sequenza a quelli approvati con il presente provvedimento.
La dichiarazione deve essere presentata entro il 30 giugno dell’anno successivo a quello in cui il possesso degli immobili ha avuto inizio o sono intervenute variazioni rilevanti ai fini della determinazione dell’imposta. La dichiarazione ha effetto anche per gli anni successivi sempre che non si verifichino modificazioni dei dati ed elementi dichiarati cui consegua un diverso ammontare dell’imposta dovuta.
La dichiarazione relativa agli anni 2012 e 2013 deve essere presentata entro il 30 settembre 2014.

Le fatture delle ASP scontano l’imposta di bollo

L’Agenzia delle Entrate con la risoluzione n. 67/E del 30 giugno 2014 ha chiarito che le fatture emesse dalle Aziende pubbliche di Servizi alla Persona (ASP) nei confronti degli utenti delle case di riposo dalle stesse gestite, con le quali vengono addebitate, in esenzione dall’IVA, le rette relative alle prestazioni di ricovero fornite, sono soggette all’imposta di bollo.

Alle fatture emesse dalle ASP agli utenti delle case di riposo, per l’addebito delle relative rette di ricovero, esenti dall’IVA, non spetta l’esenzione dall’imposta di bollo di cui all’art. 5, quarto comma, della tabella annessa al DPR n. 642 del 1972 previsto per gli atti relativi ai procedimenti di riscossione.
I documenti in esame sono, infatti, emessi a fronte di corrispettivi per prestazioni di servizi rese nell’esercizio di attività d’impresa, che non vengono prodotti nell’ambito di procedimenti di riscossione.
Tale orientamento, peraltro, è conforme ai chiarimenti forniti dall’Agenzia con un precedente documento di prassi, in riferimento alle fatture rilasciate da un Comune per vari servizi prestati, secondo i quali il beneficio dell’esenzione dall’imposta di bollo previsto dall’art. 6 della tabella allegata al DPR n. 642 del 1972 per le fatture riguardanti il pagamento di corrispettivi di operazioni assoggettate ad IVA non può in alcun modo essere esteso a corrispettivi esenti o fuori dal campo di applicazione IVA. Nell’ambito di tale documento di prassi, infatti, non è stato fatto alcun riferimento all’esenzione di cui all’art. 5 della medesima tabella, implicitamente ritenuta non applicabile, sotto il profilo oggettivo, alle fatture emesse dai Comuni per corrispettivi ad essi spettanti.
In conclusione, le fatture in oggetto sono quindi soggette all’imposta di bollo ai sensi dell’art. 13, comma 1, della tariffa annessa al DPR n. 642 del 1972, il quale dispone l’applicazione dell’imposta per le “1. Fatture, note, conti e simili documenti recanti addebitamenti o accreditamenti, ancorché non sottoscritti, ma spediti o consegnati pure tramite terzi; ricevute e quietanze rilasciate dal creditore, o da altri per suo conto, a liberazione totale o parziale di una obbligazione pecuniaria: per ogni esemplare: 1,81” (rideterminato in misura pari a euro 2,00, con decorrenza 26 giugno 2013, dall’art. 7-bis, comma 3, del decreto-legge 2013, n. 43, convertito con modificazioni dalla legge 24 giugno 2013, n. 71).
L’imposta, tuttavia, non è dovuta, quando la somma non supera Euro 77,47″.

Da oggi scatta l’obbligo di installazione del POS

L’accettazione dei pagamenti effettuati attraverso carte di debito è divenuta obbligatoria. Da oggi, i consumatori possono richiedere di effettuare i pagamenti superiori a 30 euro oltre che in contanti anche con bancomat (art. 15, D.L. n. 179/2012; D.M. 24/1//2014).

L’obbligo di installazione del POS e quindi di accettazione di pagamenti effettuati attraverso carte di debito nasce nell’intento di assicurare una maggiore tracciabilità dei pagamenti e di contrastare l’evasione fiscale ed è rivolto a tutti i soggetti che effettuano attività di vendita di prodotti e prestazioni di servizi anche professionali.
Fermo restando il limite minimo di pagamento non inferiore a 30 euro, va precisato che piuttosto di obbligo si debba parlare di onere in quanto non è prevista alcuna sanzione in caso di rifiuto ad accettare i pagamenti con carta di debito.
La mancata installazione del POS non produce dunque un inadempimento sanzionabile.

Per di più, il provvedimento introduce una serie di adempimenti che incrementano i costi connessi all’esercizio dell’attività a favore degli Istituti di Credito e, pertanto, poiché la norma richiede a commercianti e professionisti l’installazione del Pos per il pagamento in formato elettronico, è di fondamentale importanza, per dare seguito a quanto introdotto, prevedere una sostanziale riduzione/azzeramento dei costi per l’installazione e la gestione degli apparecchi terminali.

Ulteriori chiarimenti del Fisco sulla fatturazione elettronica

Con la Legge di Stabilità del 2013 (art. 1, co. 325-328, L. n. 228/2012), sono state apportate rilevanti modifiche alla disciplina della fatturazione, in particolare all’art. 21, DPR n. 633/1972; in relazione a ciò il Fisco fornisce ulteriori istruzioni in tema di: definizione, requisiti, sistemi di controllo, invio e conservazione della fattura elettronica. Inoltre, chiarisce i dubbi dei contribuenti in materia di obblighi di fatturazione. Di seguito si riportano le risposte ai quesiti.

– Fattura differita, idonea documentazione per le prestazioni di servizio e unica operazione nel corso del mese:
l’art. 21, co. 4, lett. a), DPR n. 633/1972 estende la possibilità di emettere fattura differita anche nel caso di prestazioni di servizi, purché la fattura emessa indichi in dettaglio le operazioni effettuate e le prestazioni di servizio siano individuabili “attraverso idonea documentazione”. In relazione a ciò, il legislatore non impone specifici obblighi documentali rilevanti ai fini fiscali. Si ritiene, pertanto, che il contribuente, al fine di rendere individuabile la prestazione di servizio, possa utilizzare la documentazione commerciale prodotta e conservata, peculiare del tipo di attività svolta. Da tale documentazione deve potersi individuare con certezza la prestazione eseguita, la data di effettuazione e le parti contraenti. Può trattarsi, ad esempio, oltre che del documento attestante l’avvenuto incasso del corrispettivo, del contratto, della nota di consegna lavori, della lettera d’incarico, della relazione professionale, purché risultino in modo chiaro e puntuale i richiamati elementi.
Inoltre, il contribuente può emettere un’unica fattura differita anche nel caso di singola cessione di beni o prestazione di servizi effettuata nello stesso mese, nei confronti del medesimo soggetto ed è consentita l’emissione di un’unica fattura riepilogativa anche in presenza di cessioni di beni e prestazioni di servizi effettuate nel corso dello stesso mese solare nei confronti del medesimo cessionario/committente.

– Fattura semplificata – Alternatività tra i dati identificativi del cessionario/ committente:
ai sensi dell’art. 21-bis, DPR n. 633/1972, il contribuente può indicare nella fattura semplificata gli elementi “tradizionali” (ditta, denominazione o ragione sociale, nome e cognome, residenza o domicilio del soggetto cessionario o committente, del rappresentante fiscale, nonché ubicazione della stabile organizzazione per i soggetti non residenti) oppure, in alternativa, può riportare nel documento il codice fiscale o la partita IVA, ovvero, in caso di soggetto passivo stabilito in un altro Stato membro dell’Unione europea, il numero di identificazione IVA attribuito dallo Stato membro di stabilimento.
L’individuazione del cessionario o committente, alternativamente, con gli elementi sopra indicati non preclude l’esercizio del diritto alla detrazione, laddove esistente.

– Fattura semplificata – Modalità di registrazione:
nel caso in cui il cessionario/committente sia identificato con il solo numero di partita IVA o con il codice fiscale, l’obbligo di registrazione della fattura semplificata da parte dell’emittente è correttamente assolto con l’indicazione della ditta, denominazione o ragione sociale.

– Fattura semplificata – Fattura rettificativa:
in caso di fattura rettificativa, a prescindere dall’importo certificato, può essere emessa fattura in modalità semplificata sia nel caso delle variazioni in aumento dell’imponibile o dell’imposta, che nell’ipotesi delle relative variazioni in diminuzione, secondo le regole ordinarie sulla fatturazione (art. 21, DPR n. 633/1972) o in base a quelle semplificate (art. 21-bis, DPR n. 633/1972). La facoltà di avvalersi della fattura semplificata non è subordinata neppure al “formato” della fattura oggetto di rettifica; è, dunque, possibile rettificare con fattura semplificata una fattura ordinaria e viceversa.

– Fattura semplificata e c.d. “fattura/ricevuta fiscale”:
La fattura semplificata può essere emessa in sostituzione della fattura-ricevuta fiscale. Dunque, nel caso in cui per un’operazione per la quale è prescritto il rilascio di scontrino fiscale, ricevuta o fattura-ricevuta fiscale sia emessa, in sostituzione di questi, fattura ordinaria o fattura semplificata, il contribuente non è tenuto ad ulteriori adempimenti di certificazione. La funzione sostitutiva della fattura – ordinaria o semplificata – deve ritenersi riferibile non solo alle ipotesi di fattura immediata ma anche alle ipotesi di fatturazione differita e riepilogativa.