In arrivo i rimborsi Irpef per chi ha perso il lavoro

L’Agenzia delle entrate in data 14 novembre 2013 ha comunicato l’arrivo di 75 milioni di euro di rimborsi fiscali per gli oltre 96mila contribuenti che, non avendo più un datore di lavoro e vantando un credito fiscale, hanno usufruito dell’opportunità offerta dal Decreto del Fare di presentare il modello 730 “Situazioni particolari” lo scorso settembre.

L’art. 51-bis del Dl n. 69/2013 ha previsto che “a decorrere dall’anno 2014, i soggetti titolari dei redditi di lavoro dipendente e assimilati, in assenza di un sostituto d’imposta tenuto a effettuare il conguaglio, possono comunque adempiere agli obblighi di dichiarazione dei redditi presentando l’apposita dichiarazione e la scheda ai fini della destinazione del cinque e dell’otto per mille, con le modalità prescritte dalla legge, ai soggetti che prestano assistenza fiscale. Se dalle dichiarazioni presentate emerge un debito, il soggetto che presta l’assistenza fiscale trasmette telematicamente la delega di versamento utilizzando i servizi telematici resi disponibili dall’Agenzia delle entrate ovvero, entro il decimo giorno antecedente la scadenza del termine di pagamento, consegna la delega di versamento compilata al contribuente che effettua il pagamento. Nei riguardi dei contribuenti che presentano la dichiarazione i rimborsi sono eseguiti dall’amministrazione finanziaria, sulla base del risultato finale delle dichiarazioni. Per l’anno 2013, le dichiarazioni possono essere presentate dal 2 al 30 settembre 2013, esclusivamente se dalle stesse risulta un esito contabile finale a credito.”
I contribuenti che hanno comunicato il proprio codice Iban riceveranno i rimborsi direttamente sul proprio conto corrente a partire dal 15 dicembre. Per tutti gli altri contribuenti, saranno, invece, disponibili presso gli uffici postali i rimborsi in contanti a partire dal 21 dicembre.
A partire dal 2014 i contribuenti che non hanno più un posto di lavoro potranno presentare la dichiarazione 730 non soltanto nel caso di somme a credito, ma anche nel caso di importi a debito.

Locazione: registrazione facoltativa per l’attestato di prestazione energetica

Secondo recenti modifiche normative introdotte con il decreto energia nei contratti di vendita, negli atti di trasferimento a titolo gratuito e nei contratti di locazione di immobili deve essere allegato l’attestato di prestazione energetica, pena la nullità degli stessi contratti. A tal proposito l’Agenzia delle Entrate ha però chiarito che non sussiste l’obbligo di allegazione dell’APE ai fini della registrazione del contratto. (Risoluzione n. 83/E del 2013).

In relazione all’obbligo introdotto dal Decreto Legge n. 93 del 2013 (cd. “decreto energia”) di allegazione dell’attestato di prestazione energetica ai contratti di trasferimento di immobili (vendita, donazione e locazione), l’Agenzia delle Entrate ha fornito dettagliati chiarimenti in ordine agli adempimenti da osservare in sede di registrazione del contratto di locazione di immobili.
Preliminarmente va osservato che ai soggetti tenuti alla registrazione del contratto di locazione è riconosciuta la possibilità di depositare allegati. Nel caso specifico in cui sia allegato l’attestato di prestazione energetica (sia in copia semplice che in orginale), l’Agenzia delle Entrate chiarisce che la registrazione viene effettuata senza autonoma applicazione dell’imposta di registro sull’attestato allegato, in quanto l’APE non rientra tra quelli per i quali vige l’obbligo della registrazione. Dunque, l’attestato di prestazione energetica non è soggetto né ad imposta di registro, né ad imposta di bollo.
A tale regola fanno eccezione le seguenti ipotesi:
– quando l’attestato di prestazione energetica viene registrato volontariamente in data successiva alla registrazione del contratto di locazione (ad esempio per conferire data certa all’attestazione), deve essere assoggettato ad imposta di registro in misura fissa (euro 168), a prescindere dalla disciplina applicabile al contratto cui si riferisce l’attestazione;
– quando l’attestato di prestazione energetica viene prodotto in copia con dichiarazione di conformità all’originale rilasciata da un pubblico ufficiale, ancorchè depositato unitamente al contratto di locazione, deve essere assoggettato ad imposta di bollo (euro 16,00, per ogni foglio).
Infine, con riferimento ai contratti di locazione registrati telematicamente, mediante le applicazioni “Locazioni web”, “SIRIA” e “IRIS”, in considerazione del fatto che non è prevista la possibilità di trasmettere gli allegati, l’Agenzia delle Entrate ha precisato che l’APE può essere presentato insieme all’attestazione di avvenuta registrazione del contratto restituita dal servizio telematico utilizzato dall’utente, in forma cartacea. In questo caso, naturalmente, non è dovuta l’imposta di registro, e l’imposta di bollo deve essere applicata soltanto se l’attestato è prodotto in copia con la dichiarazione di conformità rilasciata da un pubblico ufficiale.

Cedolare secca: su “concordato” acconto con aliquota ridotta

Con il decreto IMU approvato ad agosto 2013 l’aliquota della cedolare secca sui contratti di locazione a canone concordato è stata ridotta dal 19% al 15%. Nel Comunicato stampa del 22 novembre u.s. l’Agenzia delle Entrate conferma l’applicabilità dell’aliquota ridotta già con il versamento della seconda rata di acconto per il 2013.

Il 2 dicembre 2013 scade il termine per il versamento della seconda rata di acconto delle imposte sui redditi, tra cui quello della cedolare secca 2013.
Per i redditi derivanti dalla locazione di abitazioni “a canone concordato”, a decorrere dal 1° gennaio 2013, l’aliquota della cedolare secca è fissata nella misura del 15 per cento, con una riduzione di quattro punti percentuali rispetto al 2012.
Si tratta in particolare dei contratti di locazione, aventi ad oggetto immobili ad uso abitativo e le relative pertinenze, in cui il corrispettivo è stabilito in base ad accordi tra le organizzazioni della proprietà edilizia e le organizzazioni dei conduttori maggiormente rappresentative, relativi ad abitazioni ubicate nei Comuni con carenza di disponibilità abitative ed in quelli ad alta tensione abitativa individuati dal CIPE (cd. “locazioni a canone concordato”).
In termini generali l’acconto può essere calcolato con il metodo storico o con il metodo previsionale.
Con il metodo storico, l’importo dell’acconto è calcolato sulla base della cedolare secca dichiarata nel 730/2013 o in UNICO PF 2013 relativa all’anno 2012.
Con il metodo previsionale, l’importo dell’acconto è calcolato sulla base della cedolare secca dovuta per l’anno in corso (2013).
Inoltre, se l’importo dell’acconto complessivamente dovuto è inferiore a euro 257,52, può essere effettuato in unica soluzione entro il 2 dicembre 2013. In caso contrario, cioè se è superiore al suddetto importo, il versamento è effettuato in due rate: la prima, pari al 40% dell’acconto complessivo, entro il 17 giugno 2013; la seconda, pari al restante 60% dell’acconto complessivo, entro il 2 dicembre 2013.
Per poter beneficiare della nuova aliquota (15%) già in sede di acconto, dunque, è necessario determinare l’importo dovuto applicando il metodo previsionale.

Metodo storico

Qualora si opti per il calcolo dell’acconto della cedolare secca 2013 con il metodo storico, l’importo dell’acconto dovuto è determinato sulla base della cedolare secca 2012. In altri termini: ipotizziamo che la cedolare secca dovuta per il 2012 sia pari a euro 2.280 (canone “concordato” imponibile di 12.000 euro x 19%); l’acconto dovuto per il 2013, calcolato con il metodo storico, è pari a euro 2.166 (cedolare secca 2012 di euro 2.280 x 95%); il 17 giugno 2013 (ovvero il 16 luglio) è stata versata la prima rata di acconto pari a euro 866 (2.166 x 40%); l’importo da versare il 2 dicembre 2013 a titolo di seconda rata di acconto della cedolare secca 2013 è pari a 1.300 (2.166 – 866).

Metodo previsionale

Qualora, invece, si opti per il calcolo dell’acconto della cedolare secca 2013 con il metodo previsionale, l’importo dell’acconto dovuto è determinato in base all’imposta che si prevede sia dovuta per il 2013. In questo caso possiamo applicare la nuova aliquota (15%) per determinare l’imposta su cui calcolare l’acconto.
In altri termini: ipotizziamo anche per il 2013 un canone “concordato” imponibile di euro 12.000; l’imposta su cui calcolare l’acconto sarà pari a euro 1.800 (12.000 x 15%); su tale importo si calcola l’acconto complessivamente dovuto pari a euro 1.710 (1.800 x 95%); quindi l’importo della seconda rata di acconto della cedolare secca 2013 è determinato sottraendo l’importo versato a giugno (o luglio) 2013 a titolo di prima rata di acconto, calcolata con l’aliquota precedente (1.710 – 866 = 844,00).

Non paga l’imposta di registro il volontario estraneo alla sentenza

Dal principio di solidarietà passiva previsto per il pagamento dell’imposta di registro dovuta per la registrazione degli atti giudiziari sono esclusi i soggetti intervenuti volontariamente nel procedimento giudiziario. A stabilirlo è l’Agenzia delle Entrate con la Risoluzione n. 82/E del 2013.

Sull’applicazione del principio di solidarietà passiva, previsto dall’art. 57 del Testo Unico dell’Imposta di Registro (D.P.R. n. 131/1986), ai soggetti intervenuti volontariamente nel procedimento giudiziario ed estranei ad esso, l’Agenzia delle Entrate fonda le sue considerazioni su una serie di principi giurisprudenziali.
Di fatto, sulla corretta applicazione del principio di solidarietà passiva sulla registrazione degli atti giudiziari che, nel pagamento in solido dell’imposta coinvolge anche le parti contraenti e le parti in causa, si è espressa parte della giurisprudenza affermando che “l’imposta di registro non deve gravare indistintamente su tutti i soggetti che hanno preso parte al procedimento in quanto l’indice di capacità contributiva del tributo, non è la sentenza ma il rapporto sostanziale in essa racchiuso, con la conseguente esclusione del vincolo di solidarietà nei confronti dei soggetti ad esso estraneo”.

Secondo la giurisprudenza, quindi, “il presupposto del principio di solidarietà non può essere individuato nella mera situazione giuridica processuale del soggetto che, pur avendo partecipato al giudizio, sia rimasto totalmente estraneo al rapporto considerato nella sentenza”.
A fronte di tali principi, secondo l’Agenzia delle Entrate, i soggetti intervenuti volontariamente nel procedimento e rimasti estranei al giudicato sono esclusi dal principio di solidarietà passiva e quindi esonerati dal pagamento dell’imposta di registro.

Redditometro e Privacy: ecco le misure del Garante

Ai fini dell’applicazione del redditometro, il Garante per la privacy ha fornito all’Agenzia delle Entrate una serie di misure da adottare volte a ridurre al minimo i rischi specifici per i diritti fondamentali e la libertà, nonché la dignità degli interessati, e quindi a rendere conforme al Codice sulla privacy il trattamento dei dati personali effettuato ai fini dell’accertamento (Garante per la protezione dei dati personali – provvedimento 21 novembre 2013).

Ecco, le misure da adottare per rendere il redditometro conforme alla normativa sulla privacy.

Utilizzo dei dati Istat

Il reddito del contribuente deve essere ricostruito utilizzando unicamente le spese certe e le spese che valorizzano elementi certi( possesso di beni o utilizzo di servizi e relativo mantenimento) senza utilizzare le spese presunte basate sulla media istat.

Utilizzo spese medie Istat

I dati delle spese medie Istat, riferite allo standard di consumo medio familiare, non possono essere ricondotti correttamente ad alcun individuo e, pertanto, non possono essere utilizzati per determinare l’ammontare di spese frazionate e ricorrenti per le quali il fisco non ha evidenze certe.

Fitto figurativo

Il fitto figurativo (attribuito al contribuente in assenza di abitazione di proprietà) non può essere utilizzato per selezionare i contribuenti da sottoporre a redditometro. Di fatto, il fitto figurativo deve essere assegnato solo dopo aver selezionato il contribuente per l’accertamento e quindi, ove necessario, in sede di contraddittorio. In tal caso, deve essere attribuito solo dopo aver verificato la corretta composizione del nucleo familiare.
Qualora il contribuente non si dovesse presentare il sede di contraddittorio, ai fini del calcolo per l’invio dell’avviso di accertamento, l’Agenzia delle Entrate dovrà procedere alla verifica delle informazioni sulla famiglia anagrafica presso le anagrafi comunali.

Correzione dei dati errati

Nella selezione dei contribuenti da sottoporre all’accertamento, l’Agenzia delle Entrate, deve porre particolare attenzione alla qualità e all’esattezza dei dati presenti in anagrafe tributaria, con particolare riferimento alle informazioni fornite da terzi (ad es. gli operatori economici), provvedendo a correggere le anomalie riscontrate nella banca dati.
Al fine di garantire la qualità dei dati, il Garante consiglia l’introduzione di meccanismi automatizzati volti a prevenire e correggere le anomalie riscontrate.

Informativa

Il contribuente deve essere informato della circostanza che i suoi dati personali saranno utilizzati anche ai fini del redditometro.

Contraddittorio

Nell’invito al contraddittorio deve essere specificata al contribuente la natura obbligatoria o facoltativa degli ulteriori dati richiesti dall’Agenzia e tutte le conseguenze di un eventuale rifiuto anche a parziale a rispondere.