Il risarcimento per l’illegittimo licenziamento è soggetto a tassazione

Nell’ipotesi in cui venga dichiarata l’illegittimità del licenziamento, le somme liquidate dal Giudice del lavoro a titolo di risarcimento in favore del lavoratore costituiscono redditi da lavoro dipendente e come tali devono essere assoggettati a tassazione separata ed a ritenuta d’acconto (Corte di Cassazione – sentenza n. 20482/2013).

Così la Sezione Tributaria della Suprema Corte ha respinto la domanda di un lavoratore contro il provvedimento di rigetto dell’istanza di rimborso, dallo stesso presentata, della trattenuta IRPEF operata dal datore di lavoro sulla somma alla quale quest’ultimo era stato condannato, a seguito di licenziamento illegittimo, quale risarcimento del danno in base all’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori.
Sebbene accolta in primo grado, la domanda del lavoratore è stata rigettata dai Giudici di appello che hanno riformato la decisione con la motivazione che “la sentenza del Giudice del lavoro (dichiarativa dell’illegittimità del licenziamento) aveva risarcito un lucro cessante, come tale costituente reddito imponibile, tenuto conto del principio generale secondo cui, tutte le somme ed ì valori comunque percepiti, anche a titolo risarcitorio, a seguito di provvedimenti dell’Autorità Giudiziaria o di transazioni relative alla risoluzione del rapporto di lavoro, sono assoggettati a tassazione separata”.
Il lavoratore ha promosso ricorso per cassazione adducendo l’illegittimità della decisione del giudice d’appello, in quanto l’indennità liquidata dal Tribunale del Lavoro deve ritenersi di natura sanzionatoria dell’illegittimo comportamento del datore di lavoro.
La Corte di Cassazione ha invece confermato l’orientamento giurisprudenziale affermando che costituisce ius receptum che “tutte le indennità conseguite dal lavoratore a titolo di risarcimento dei danni consistente nella perdita di redditi, ad esclusione dì quelli dipendenti da invalidità permanente o da morte, e quindi, tutte le indennità aventi causa o che traggono origine dal rapporto di lavoro, comprese le indennità per la risoluzione del rapporto per illegittimo comportamento del datore di lavoro costituiscono redditi da lavoro dipendente e come tali sono assoggettati a tassazione separata ed a ritenuta d’acconto”.
Da ciò consegue che il datore di lavoro ha correttamente assoggettato a ritenuta le somme corrisposte a titolo di risarcimento per l’illegittimo licenziamento e, di conseguenza, non è dovuto alcun rimborso per le imposte pagate dal lavoratore.

Lavoratori cessati: rimborsi sprint dal Fisco

I “lavoratori cessati” che hanno percepito redditi di lavoro dipendente e assimilati nel 2012, possono presentare il modello “730-Situazioni particolari” a un Caf o a un intermediario abilitato, dal 2 al 30 settembre 2013, ed ottenere così il rimborso delle imposte a credito direttamente dal Fisco (Agenzia delle Entrate – Provvedimento n. 100191/2013 e circolare n. 28/E del 2013).

Al fine di individuare le dichiarazioni 730 in questione, nella casella “Situazioni particolari” posta nel frontespizio del 730/2013 deve essere indicato il codice “1”. Inoltre, nella sezione dedicata ordinariamente ai dati del sostituto d’imposta che effettua il conguaglio va indicata, in luogo del codice fiscale, la sequenza numerica “20137302013”.
Per ottenere il rimborso, le scadenze da rispettare sono le seguenti:
– dal 2 al 30 settembre, presentazione da parte del contribuente della dichiarazione 730-Situazioni particolari;
– entro l’11 ottobre, il soggetto che presta l’assistenza consegna la dichiarazione elaborata al contribuente;
– entro il 25 ottobre, il soggetto che presta l’assistenza trasmette telematicamente le dichiarazioni all’Agenzia delle entrate.
Il rimborso fiscale può essere accreditato sul proprio conto corrente bancario o postale. E’ necessario comunicare l’IBAN all’Agenzia delle Entrate compilando il modello disponibile sul sito internet www.agenziaentrate.it, nella sezione Cosa devi fare – Richiedere – Rimborsi – Accredito rimborsi su conto corrente. Il modello deve essere inviato utilizzando i servizi online dell’Agenzia oppure consegnato in un qualsiasi ufficio delle Entrate.

IMU, l’abitazione principale non paga la prima rata

2 set 2013 L’ipotesi della soppressione della prima rata dell’IMU sull’abitazione principale, in scadenza il prossimo 16 settembre 2013, si è concretizzata con il cosiddetto “Decreto IMU”, approvato con il Decreto Legge 31 agosto 2013, n. 102, pubblicato nel Supplemento ordinario n. 66 della Gazzetta ufficiale n. 204 del 31 agosto 2013.

L’articolo 1 del decreto stabilisce espressamente che per l’anno 2013 non è dovuta la prima rata dell’IMU per gli immobili adibiti ad abitazione principale e gli altri immobili equiparati per i quali era stata prorogata la scadenza al 16 settembre 2013, dall’articolo 1, del decreto-legge 21 maggio 2013, n. 54, convertito, con modificazioni, dalla legge 18 luglio 2013, n. 85. Gli immobili per i quali non è dovuta la prima rata sono specificamente:
a) l’abitazione principale e relative pertinenze, con esclusione dei fabbricati classificati nelle categorie catastali A/1, A/8 e A/9;
b) le unità immobiliari appartenenti alle cooperative edilizie a proprietà indivisa, adibite ad abitazione principale e relative pertinenze dei soci assegnatari, nonché gli alloggi regolarmente assegnati dagli IACP o dagli altri enti di edilizia residenziale pubblica, comunque denominati;
c) i terreni agricoli ed i fabbricati rurali.
Oltre all’abolizione della prima rata dell’IMU 2013 per l’abitazione principale, il decreto contiene però ulteriori disposizioni in materia di IMU e di altra fiscalità immobiliare. In particolare, stabilisce che:
– per l’anno 2013 non è dovuta la seconda rata dell’IMU relativa ai fabbricati costruiti e destinati dall’impresa costruttrice alla vendita, fintanto che permanga tale destinazione e non siano in ogni caso locati. Dal 2014 gli stessi immobili sono esenti.
– dal 2014 l’esenzione IMU è estesa agli immobili utilizzati da enti pubblici e privati, destinati esclusivamente allo svolgimento con modalità non commerciali di attività di ricerca scientifica;
– sono equiparati all’abitazione principale sia gli alloggi regolarmente assegnati dagli IACP e dagli enti di edilizia residenziale pubblica similari, sia gli immobili appartenenti alle cooperative edilizie a proprietà indivisa, adibite ad abitazione principale e relative pertinenze dei soci assegnatari. Dal 2014 la previsione è estesa anche ai fabbricati di civile abitazione destinati ad alloggi sociali;
– i benefici per l’abitazione principale sono estesi all’immobile posseduto, e non locato, da personale in servizio permanente delle Forze armate, delle Forze di polizia, dei Vigili del fuoco, ancorché non siano rispettate le condizioni di dimora abituale e di residenza anagrafica.

Oltre alle misure in materia di IMU, il Decreto prevede la modifica della disciplina in materia di cedolare secca sugli affitti. Con effetto a decorrere dal periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2013, infatti, viene stabilita la riduzione dell’aliquota della cedolare secca per i contratti di locazione a canone concordato, che passa dal 19 per cento al 15 per cento.

Al fine di reperire le risorse necessarie alla copertura del minor gettito erariale determinato dalle riduzioni dell’IMU e della cedolare secca, il decreto stabilisce, tra l’altro, la riduzione della detrazione IRPEF prevista per i premi versati per i contratti di assicurazione sulla vita e contro gli infortuni. In particolare, a decorrere dal periodo d’imposta in corso alla data del 31 dicembre 2013, il limite su cui calcolare la detrazione del 19% viene ridotto da euro 1.291 a euro 630. Dal 2014 tale importo viene ulteriormente ridotto a 230 euro. La previsione riguarda anche i premi versati per contratti stipulati o rinnovati entro il periodo d’imposta 2000.

Qualora dal monitoraggio delle entrate dovesse emergere un andamento che non consente il raggiungimento degli obiettivi di maggior gettito, il decreto prevede l’aumento della misura degli acconti ai fini dell’IRES e dell’IRAP, e l’aumento delle accise in misura tale da assicurare il conseguimento dei predetti obiettivi.

Nessuna comunicazione per gli apporti all’impresa under 3.600 euro

A fronte dei finanziamenti o capitalizzazioni effettuate nei confronti delle imprese, l’Agenzia delle entrate illustra le modalità e i termini di comunicazione all’Anagrafe tributaria, dei dati relativi ai soci o familiari dell’imprenditore che hanno effettuato i specifici versamenti. L’obbligo di comunicazione non sussiste in riferimento agli apporti di importo inferiore a 3.600 euro (Agenzia entrate – provvedimento n. 94904/2013).

La comunicazione deve essere effettuata dai soggetti che esercitano l’attività d’impresa, sia in forma individuale che collettiva e deve contenere i dati delle persone fisiche soci o familiari dell’imprenditore che hanno concesso all’impresa, finanziamenti o capitalizzazioni per un importo complessivo, per ciascuna tipologia di apporto, pari o superiore a tremilaseicento euro.
L’obbligo di comunicazione decorre dall’anno 2012 e l’invio deve essere effettuato entro il 30 aprile dell’anno successivo a quello di chiusura del periodo d’imposta in cui sono stati ricevuti i finanziamenti o le capitalizzazioni. Per i finanziamenti e le capitalizzazioni ricevuti nell’anno 2012, la comunicazione deve essere effettuata entro il 12 dicembre 2013.
La comunicazione può essere inviata mediante il servizio telematico Entratel o Internet (Fisconline). Inoltre, ai fini della comunicazione, i soggetti obbligati possono avvalersi degli intermediari (Caf, associazioni di categoria, professionisti).
Entro i cinque giorni lavorativi successivi a quello dell’invio della comunicazione, l’agenzia delle entrate attesta l’avvenuta ricezione dei dati mediante trasmissione di una ricevuta.
In caso di invio non corretto, il soggetto che ha effettuato la comunicazione, deve inviare nuovamente i dati entro i cinque giorni lavorativi successivi alla comunicazione di scarto.

Comunicazione delle operazioni rilevanti ai fini Iva: ecco le novità

L’agenzia delle entrate a fronte della comunicazione delle operazioni rilevanti ai fini Iva (Spesometro), da inviare all’Anagrafe tributaria, introduce un nuovo modello per la trasmissione dei dati il cui utilizzo può essere esteso anche per le operazioni legate al turismo e non solo (Agenzia entrate – provvedimento n.94908/2013).

Il nuovo modello predisposto dall’Agenzia delle entrate deve essere utilizzato, prima di tutto, per la comunicazione dei dati delle seguenti operazioni rilevanti ai fini Iva:
– cessioni di beni e prestazioni di servizi rese e ricevute per le quali sussiste l’obbligo di emissione della fattura;
– cessioni di beni e prestazioni di servizi rese e ricevute per le quali non sussiste l’obbligo di emissione della fattura, qualora l’importo unitario dell’operazione sia pari o superiore a euro tremilaseicento al lordo dell’imposta sul valore aggiunto.
L’obbligo di comunicazione è esteso a tutti i soggetti passivi ai fini IVA ad esclusione:
– dei soggetti che si avvalgono del regime dei contribuenti minimi;
– dello Stato, delle regioni, delle province, dei comuni e degli altri organismi di diritto pubblico in relazione alle operazioni effettuate e ricevute nell’ambito di attività istituzionali.
In riferimento all’anno 2012, per i soggetti passivi che effettuano la liquidazione mensile ai fini Iva, la comunicazione va effettuata entro il 12 novembre 2013. Per tutti gli altri soggetti, sempre in riferimento all’anno 2012, l’obbligo di comunicazione deve essere assolto entro il 21 novembre 2013.
Per le comunicazioni relative all’anno 2013 e successivi, per i soggetti passivi che effettuano la liquidazione mensile ai fini Iva, l’obbligo di trasmissione va assolto entro il 10 aprile dell’anno successivo a quello di riferimento.
Sempre in riferimento al 2013, per gli altri soggetti passivi, la comunicazione va effettuata entro il 20 aprile dell’anno successivo a quello di riferimento.
I dati possono essere inviati in forma analitica (per le singole operazioni, indipendentemente dall’importo) ovvero in forma aggregata (per l’ammontare complessivo dell’imponibile e dell’imposta relativa all’anno di riferimento per ciascuna controparte).
La comunicazione può essere inviata mediante il servizio telematico Entratel o Internet (Fisconline) ovvero con l’ausilio di intermediari (Caf, associazioni di categoria, professionisti).
In un’ottica di semplificazione, il modello predisposto per le operazioni rilevanti ai fini Iva può essere utilizzato anche per la comunicazione:
-delle operazioni in contante legate al turismo, di importo pari o superiore a mille euro, effettuate nei confronti delle persone fisiche di cittadinanza diversa da quella italiana e comunque diversa da quella di uno dei paesi dell’Unione europea ovvero dello Spazio economico europeo, che abbiano residenza fuori dal territorio dello Stato;
– a decorrere dalle operazioni relative all’anno 2012, dei dati relativi ai contratti stipulati dagli operatori commerciali che svolgono attività di leasing finanziario ed operativo, di locazione e/o di noleggio di autovetture, caravan, altri veicoli, unità da diporto e aeromobili;
– relativa alle operazioni di acquisto, annotate da 1° ottobre 2013, da operatori economici sammarinesi;
– dei dati relativi alle operazioni effettuate, a decorrere dal 1° ottobre 2013, nei confronti di operatori economici aventi sede, residenza o domicilio negli Stati o territori aventi un regime fiscale privilegiato.
Restano escluse dall’obbligo di comunicazione, le operazioni già monitorate dall’Amministrazione finanziaria.