LAVANDERIE – INDUSTRIA: disciplinato l’apprendistato professionalizzante

Firmata, tra ASSOSTISTEMA e FEMCA-CISL, FILCTEM-CGIL e UILTEC-UIL, la nuova disciplina dell’apprendistato di cui al D.Lgs. 167/2011, ad integrazione dell’Ipotesi di accordo del 19/6/2013.

Questi i nuovi minimi retributivi degli apprendisti a decorrere dall’1/6/2013

LivelloDa meseA meseMinimo dall’1/6/2013Minimo dall’1/1/2014Minimo dall’1/1/2015
A2112710,18738,64773,60
1324863,21895,93936,13
A3112710,18738,64773,60
1324863,21895,93936,13
2536929,47964,471.007,47
B1112863,21895,93936,13
1324929,47964,471.007,47
2536954,05989,901.033,95
B2112929,47964,471.007,47
1324954,05989,901.033,95
25361.012,371.051,071.098,61
B3112954,05989,901.033,95
13241.012,371.051,071.098,61
25361.122,991.167,951.223,19
C11121.012,371.051,071.098,61
13241.122,991.167,951.223,19
25361.186,041.231,851.288,13
C21121.122,991.167,951.223,19
13241.186,041.231,851.288,13
25361.357,891.413,091.480,91
C31121.357,891.413,091.480,91
13241.609,921.679,771.766,82
D21121.609,921.679,771.766,82
13241.609,921.679,771.766,82

Il contratto di apprendistato professionalizzante può essere instaurato per i lavoratori operai, impiegati e quadri, dei moduli dal Centrato dell’Area Operativa al Centrato dell’Area Direttiva e Gestionale e per tutti le relative figure professionali.
Non è possibile assumere con contratto di apprendistato professionalizzante se il datore di lavoro non ha mantenuto in servizio almeno il 60% dei lavoratori apprendisti il cui contratto sia venuto a scadere nei 36 mesi precedenti.
Può essere convenuto un periodo di prova di durata non superiore a quanto previsto per il Modulo/Area professionale corrispondente alle mansioni che l’apprendista è destinato a svolgere. In ogni caso il periodo di prova non potrà superare i due mesi.
Una riduzione fino a sei mesi del periodo di apprendistato professionalizzante, applicabile sul terzo periodo della tabella sopra riportata, è riconosciuta ai lavoratori che – prima del contratto di apprendistato – abbiano svolto presso la stessa azienda un periodo di pari durata di stage o tirocinio.
L’inquadramento e il relativo trattamento economico è così determinato:
– nel primo periodo di apprendistato professionalizzante: due livelli sotto quello di destinazione finale;
– nel secondo periodo: un livello sotto quello di destinazione finale;
– nel terzo e ultimo periodo: inquadramento al livello di destinazione finale.
Gli apprendisti con destinazione finale al modulo Centrato dell’Area operativa saranno inquadrati al Modulo/Area professionale di destinazione finale con decorrenza dall’inizio del secondo periodo di apprendistato.
L’intero periodo di apprendistato professionalizzante è utile ai fini della maturazione dell’anzianità aziendale, anche ai fini degli aumenti periodici di anzianità; tali aumenti saranno corrisposti nelle misure previste dal Modulo/Area professionale di appartenenza.

Area professionaleModuloDurata complessivaPrimo periodoSecondo periodoTerzo periodo
Direttiva e gestionaleCentrato24 mesi12 12
Tecnica e GestionaleConsolidato24 mesi12 12
 Centrato36 mesi12 1212
 Base36 mesi12 12 12
QualificataConsolidato36 mesi12 12 12
 Centrato36 mesi12 12 12
 Base36 mesi12 12 12
OperativaConsolidato36 mesi12 12 12
 Centrato24 mesi12 12

Le parti si danno atto che la definizione dei profili formativi dell’apprendistato compete alle Regioni, d’intesa con le associazioni datoriali e sindacali più rappresentative sul piano regionale.
Le parti hanno, tuttavia, inteso concorrere, con il supporto dell’Ente Bilaterale, alla definizione dei profili professionali predisponendo, a titolo meramente esemplificativo, le figure professionali, i profili delle competenze nonché il dizionario dei comportamenti organizzativi di cui agli artt. 35 e 38 del presente CCNL.
All’uopo potrà fungere da riferimento per i piani formativi delle singole imprese il Catalogo delle azioni formative condiviso fra le parti sociali e reperibile presso l’Ente Bilaterale Nazionale di settore. Ai fini del conseguimento della qualificazione, nell’apprendistato professionalizzante, la formazione sarà integrata dall’offerta formativa pubblica, laddove esistente, ai sensi di quanto previsto dal comma 3 dell’art. 4 del decreto legislativo 14 settembre 2011, n. 167.
Per completare l’addestramento dell’apprendista in possesso di titolo di studio post – obbligo ovvero di attestato di qualifica professionale idoneo rispetto all’attività da svolgere, la durata della formazione è ridotta a 40 ore medie annue retribuite.
Le modalità di erogazione e di articolazione della formazione, strutturata in forma modulare, esterna e interna alle aziende. La quota parte di 120 ore di formazione per l’apprendistato professionalizzante – da svolgere con priorità temporale – da destinare alla sicurezza, all’igiene del lavoro e alla prevenzione degli infortuni.
Le modalità e la tipologia di formazione erogabile agli apprendisti che avessero intrattenuto precedenti rapporti di apprendistato professionalizzante, anche in mansioni non analoghe, e che possano attestare di aver già ricevuto una parte di formazione.

Chiarimenti ministeriali sugli incentivi all’esodo

Incentivi all’uscita anticipata dei lavoratori più anziani, ossia vicini al raggiungimento dei requisiti per il pensionamento, volti favorire l’esodo dalle imprese che hanno eccedenza di personale.

La Riforma Fornero ha previsto tre distinte fattispecie relative all’uscita anticipata di lavoratori vicini al raggiungimento dei requisiti per il pensionamento.
In particolare, la prima fattispecie riguarda il caso in cui, in presenza di eccedenze di personale, il datore di lavoro stipuli un accordo con le organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative a livello aziendale. Detto accordo, anche laddove individui, in via diretta o indiretta, i lavoratori coinvolti, assumerà valore vincolante nei confronti dei singoli dipendenti solo a seguito dell’accettazione da parte dei medesimi. A ciò, infatti, conduce l’espressione testuale della norma, secondo cui l’accordo è finalizzato ad “incentivare” l’esodo dei lavoratori più anziani.
La seconda ipotesi si riferisce al caso in cui la stessa prestazione, di importo pari al trattamento di pensione che spetterebbe in base alle regole vigenti, sia oggetto di accordi sindacali nell’ambito di procedure di licenziamento collettivo. In questo caso, tale procedura può sfociare in un accordo (con le rappresentanze sindacali aziendali) che preveda l’impegno del datore di lavoro a farsi carico dei costi legati alla prestazione in questione. È evidente che in questa ipotesi il criterio di scelta sarà costituito dalla prossimità al raggiungimento dei requisiti per il pensionamento (da raggiungere comunque entro 4 anni dalla data di cessazione del rapporto di lavoro).
Un’ulteriore fattispecie si riferisce al caso in cui l’accordo sulla prestazione di importo pari al trattamento di pensione si collochi nell’ambito di processi di riduzione del personale dirigente. In questa ipotesi l’associazione sindacale legittimata a stipulare l’accordo è quella “stipulante il contratto collettivo di lavoro della categoria”, a prescindere dalla rappresentatività della stessa presso il datore di lavoro coinvolto.

Le suddette previsioni si applicano ai datori di lavoro che impieghino mediamente più di 15 dipendenti. Non rileva, tuttavia, la qualità di impresa del datore di lavoro, potendo interessare anche i datori di lavoro che non rivestano tale qualità. Con riferimento al numero di dipendenti, in analogia a quanto previsto con riferimento ad altri istituti, la media dei dipendenti sarà calcolata con riferimento al semestre precedente la data di stipula dell’accordo. Andranno computati i dipendenti di qualunque qualifica, con l’esclusione degli apprendisti, dei lavoratori con contratto di inserimento lavorativo o con contratto di reinserimento.
Quanto ai requisiti dei lavoratori coinvolti, il comma 2 del menzionato articolo 4, prevede che questi debbano raggiungere i requisiti minimi per il pensionamento, di vecchiaia o anticipato, nei quattro anni successivi alla cessazione dal rapporto di lavoro. Detto requisito sarà verificato dall’Inps e sarà condizione per la validità della cessazione del rapporto di lavoro.
Conclusa la fase di verifica, il lavoratore, cui sarà comunicata l’importo iniziale della prestazione, dovrà accettare la prestazione medesima.

Via libera al Decreto lavoro

Via libera del Consiglio dei ministri al c.d. “Decreto lavoro” recante misure urgenti per la promozione dell’occupazione e in materia di Iva.

In particolare, al fine di promuovere forme di occupazione stabile di giovani fino a 29 anni di età, è istituito, in via sperimentale, un incentivo per i datori di lavoro che assumano, con contratto di lavoro a tempo indeterminato, lavoratori che siano privi di impiego regolarmente retribuito da almeno 6 mesi, ovvero siano privi di un diploma di scuola media superiore o professionale, o vivano soli con una o più persone a carico.
Il provvedimento prevede altresì misure di carattere straordinario e temporaneo altresì per fronteggiare la grave situazione occupazionale che coinvolge, in particolare, i soggetti giovani fino a 29 anni di età e i soggetti con più di cinquant’anni di età, disoccupati da oltre dodici mesi, anche al fine di cogliere le opportunità di lavoro, su tutto il territorio nazionale.

Misure agevolative nel Mezzogiorno per l’autoimpiego e l’autoimprenditorialità nonché per la promozione di borse di tirocinio formativo a favore di giovani che non lavorano, non studiano e non partecipano ad attività di formazione.
Prevista, inoltre, l’istituzione di un’apposita struttura di missione per l’attuazione della cosiddetta “Garanzia per i giovani” e la ricollocazione dei lavoratori beneficiari di interventi di integrazione salariale relativi, in particolare, al sistema degli ammortizzatori sociali cosiddetti “in deroga”. Tale struttura definisce, in particolare, le linee-guida nazionali per la programmazione degli interventi di politica attiva mirati alle finalità suddette e promuove la stipula di convenzioni e accordi con istituzioni pubbliche, enti e associazioni privati per implementare e rafforzare, in una logica sinergica ed integrata, le diverse azioni.
Modifiche alla Riforma Fornero, con particolare riferimento alla disciplina del contratto a termine, intermittente e in materia di AspI.
Rinviato, infine, l’aumento dell’Iva di tre mesi. Dal primo luglio, infatti, l’aliquota ordinaria del 21% sarebbe dovuta salire di un punto percentuale.

Adottato il modello di comunicazione “Uni-Intermittente”

Adottato il modello “Uni-Intermittente” per comunicare la chiamata del lavoro intermittente, disponibile sul portale “Cliclavoro”.

Dal 3 luglio 2013, la comunicazione del lavoro intermittente deve essere trasmessa:
– tramite il modello “UNI_Intermittente” per e-mail all’indirizzo di posta elettronica certificata appositamente creato oppure attraverso il servizio informatico reso disponibile sul portale cliclavoro. Tale modello deve essere debitamente compilato con i dati identificativi del lavoratore e del datore di lavoro, la data di inizio e fine della prestazione lavorativa cui la chiamata si riferisce;
– l’invio del SMS, in caso di prestazione da rendersi non oltre le 12 ore dalla comunicazione;
– esclusivamente nei casi di malfunzionamento dei sistemi suddetti, al numero FAX della competente DTL.
In questi casi costituisce prova dell’avvenuto adempimento la comunicazione di malfunzionamento del sistema unitamente alla ricevuta di trasmissione del FAX, anche se la ricezione dello stesso non sia andata a buon fine per cause imputabili all’Ufficio.
La trasmissione effettuata con modalità diverse da quelle indicate non è valida ai fini dell’assolvimento dell’obbligo.

ALIMENTAZIONE-PANIFICAZIONE: prorogata la disciplina dell’apprendistato

Sottoscritto il 19/6/2013, tra la CNA Alimentare, la Confartigianato Alimentazione, la Casartigiani, la CLAII e la FLAI-CGIL, la FAI-CISL, la UILA-UIL, l’accordo di proroga della disciplina dell’apprendistato professionalizzante per i dipendenti di aziende artigiane del comparto alimentare e panificazione.

Considerato che, con l’accordo del 16/4/2013, le parti firmatarie avevano gia convenuto di prorogare al 30/4/2013 gli effetti dell’Accordo Interconfederale del 3/5/2012 che definisce per l’Artigianato la disciplina transitoria dei contratti di apprendistato di cui al D.Lgs. 14/9/2011 n. 167, la stesse hanno nuovamente prorogato gli effetti del suddetto Accordo Interconfederale fino al 31/7/2013.

Si ricorda che, l’accordo suddetto stabilisce quanto segue:

– L’apprendistato professionalizzante o contratto di mestiere è un contratto di lavoro a tempo indeterminato finalizzato all’acquisizione di una qualifica professionale ai fini contrattuali.

– Le durate del periodo di apprendistato professionalizzante o contratto di mestiere sono quelle stabilite dai contratti collettivi. Laddove però, sono superiori ai 5 anni devono essere ridotte a 5 anni, a tutti gli effetti contrattuali, ivi compresi quelli retributivi.

– La retribuzione spettante all’apprendista è quella stabilita dai contratti collettivi. Relativamente ai soli semestri per i quali, in questi contratti, è previsto che la retribuzione venga determinata applicando il sistema del sotto inquadramento, fino ad un massimo di due livelli rispetto a quello di destinazione finale, si conviene che la retribuzione dell’apprendista sia determinata applicando la corrispondente percentuale.

– Per conseguire la qualifica professionale l’apprendista deve acquisire un’idonea formazione tecnico-professionale non inferiore a 80 ore medie annue.

– La formazione effettuata dall’apprendista e la qualifica professionale a fini contrattuali eventualmente acquisita devono essere registrate nel libretto formativo del cittadino.