Ancora dubbi sul rinnovo del CCNL Trasporto Merci Cooperative

 

 

Nell’incontro del 10/4/2014, tra le associazioni cooperative FEDERLAVORO-CONFCOOPERATIVE, l’AGCISERVIZI, LEGACOOPSERVIZI e la FILT-CGIL, la FIT-CISL, la UILT-UIL, sono state discusse le proposte elaborate al fine di rendere il rinnovo del CCNL logistica, trasporto e spedizione, siglato il 1/8/2013, compatibile con la situazione economica in cui versano le imprese cooperative.

In detta sede le associazioni cooperative hanno evidenziato la necessità di dare vita ad una commissione nazionale incaricata di valutare le condizioni per il superamento della situazione di incertezza che caratterizza l’applicazione sul territorio del CCNL 1/8/2013, oltre che gli assetti contrattuali attuali e di prospettiva, in un quadro organizzativo definito.
Intanto le OO.SS hanno dichiarato che le proposte presentate dalle associazioni non sono percorribili ribadendo, invece, che il CCNL 1/8/2013 debba essere applicato integralmente in tutte le sue parti con l’allineamento di tutti gli istituti contrattuali al 100%, e ritenendo importante, in questo quadro, valorizzare la sezione speciale del CCNL riferita alla cooperazione, incentivando la contrattazione territoriale sui temi previsti dalla stessa sezione.
Inoltre, per rilanciare le relazioni sindacali a tutti i livelli, soprattutto a quello territoriale, demandano a tale livello la contrattazione su tematiche legate alla migliore gestione del lavoro, alla flessibilità e produttività aziendale.
Le associazioni cooperative, ritenendo insufficienti le proposte avanzate dalle OO.SS. relativamente alla tenuta economica delle imprese nonché per l’indeterminatezza del percorso proposto, hanno dichiarato la necessità di consultare gli organi statutari, riservandosi di comunicare, in tempi brevi, le proprie soluzioni per rendere applicabile il rinnovo contrattuale.

CNAI: firmato il contratto per il commercio fino a 14 dipendenti

 

Sottoscritto, il 4/3/2013, tra CNAI, UCICT e FISMIC-CONFSAL, FILCOM-FISMIC l’accordo di rinnovo del CCNL per le aziende esercenti attività nel settore commercio fino a 14 dipendenti.

 

L’intesa valida per il triennio 2014-2017 stabilisce i seguenti aumenti:

LivelliAum. all’1/3/2014Aum. all’1/3/2015Indennità Sostitutiva art. 161 CCNL dall’1/3/2016
1145,00140,0055,00
130,00120,0045,00
3105,00100,0045,00
70,0060,0035,00
550,0040,0030,00
Oper. Vend. 170,0060,0045,00
Oper. Vend. 250,0040,0035,00

Seguono i minimi

LivelliMinimi all’1/9/2011Minimi all’1/3/2014Minimi all’1/3/2015Minimi all’1/3/2016
11.572,201.717.201.857,201.912,20
1.395,031.525,031.645,031.690,03
31.229,001.334,001.434,001.479,00
1.110,001.180,001.240,001.275,00
51.030,001.080,001.120,001.150,00
Oper. Vend. 11.129,001.199,001.259,001.304,00
Oper. Vend. 21.007,001.057,001.097,001.132,00

Indennità di vacanza contrattuale
Viene fissata in euro 300,00 l’indennità di vacanza contrattuale, a copertura del periodo 1/8/2012 – 28/2/2014, da corrispondersi con la retribuzione del mese di aprile 2014 e dicembre 2014.

Apprendistato professionalizzante
La durata massima del periodo di apprendistato professionalizzante e la sua suddivisione in periodi ai fini retributivi e d’inquadramento, è cosi fissata:

LivelloDurata Complessiva mesiI periodoII periodoIII periodo
36121212
36121212
36121212
36121212

Invece, per le figure professionali omologhe all’artigianato la durata massima è pari a 60 mesi:

LivelloDurata Complessiva mesiI periodoII periodoIII periodo
60242412
60242412
60242412
60242412

L’inquadramento e il relativo trattamento economico sono i seguenti:

Inquadramento finaleI periodoII periodoIII periodo
1° Livello3° Livello3° Livello2° Livello
2° Livello4° Livello3° Livello2° Livello
3° Livello5° Livello4° Livello4° Livello
4° Livello5° Livello5° Livello4° Livello

Il numero di apprendisti che possono essere assunti nelle aziende con almeno 10 dipendenti, non può superare il rapporto di 3 a 2, mentre nelle aziende con meno di 10 unità il rapporto non può superare il 100%.

Contratto a termine
È possibile istaurare rapporti di lavoro a tempo determinato “acausali” nell’ipotesi di primo rapporto di lavoro per lo svolgimento di qualunque tipo di mansione, per la durata massima di 12 mesi. E’ altresì prevista la proroga del contratto per la durata massima dello stesso, comprensiva di eventuali proroghe, di 12 mesi.
Nei casi di rinnovo dei contratti a termine, gli intervalli temporali sono ridotti a 20 giorni in caso di contratti di durata fino a 6 mesi, 30 giorni in caso di durata superiore a 6 mesi.
 

ENMOA – Ente Nazionale di Mutualità delle Organizzazioni Autonome
La quota a carico del datore di lavoro per le mutualità diverse è pari a 0,90%, di cui 0,20% a carico dei lavoratori da calcolarsi per tredici mensilità sulla paga base nazionale.
L’azienda è tenuta a versare mensilmente all’ENMOA un importo pari al 14%.
Il datore di lavoro deve, inoltre, versare la somma di Euro 200,00 a titolo costitutivo (una tantum) per l’assistenza sanitaria integrativa dei quadri. Inoltre, indipendentemente se il contratto sia a tempo indeterminato o determinato annualmente il datore deve versare la somma di Euro 150,00 anno per ogni dipendente della categoria quadro.
I datori di lavoro possono accedere a prestazioni di assistenza sanitaria o mutualità analoghe a quelle previste per il lavoratori dipendenti, determinate con apposito regolamento dall’ENMOA, corrispondendo una maggiorazione del 2% mensile che va a sommarsi alla contribuzione del 14% di cui sopra. Il 2% aggiuntivo va corrisposto per ciascun dipendente in forza presso l’azienda.

FO.NA.S.I. – Assistenza Sanitaria Integrativa
I contributi da versare a FONASI sono pari al 2% di cui 1% a carico del lavoratore, € 25,00 (venticinque/00) a titolo di una tantum e gli importi delle festività abolite di cui all’art. 167 del presente CCNL per la gestione del fondo stesso.

Pensione complementare
Versamento di una quota associativa pari a € 25,00 di cui Euro 5,00 a carico del lavoratore.
Il Fondo sarà alimentato mediante un contributo dell’1,60% della retribuzione utile per il computo del TFR, di cui 1,10% a carico dell’Azienda ed il restante 0,50 a carico del dipendente, nonchè da quote del TFR maturato nell’anno secondo i seguenti criteri:
– 50% per i lavoratori già assunti;
– 100% per i lavoratori di nuova assunzione, dopo l’entrata in vigore del presente CCNL.

Minori, ulteriori precisazioni sul nuovo obbligo per i datori di lavoro

Si forniscono nuovi chiarimenti sull’obbligo di richiesta del certificato penale del casellario giudiziale da parte del datore di lavoro che intende impiegare al lavoro persone che debbano avere contatti diretti e regolari con minori.

L’adempimento in questione – che riguarda esclusivamente i nuovi rapporti di lavoro costituiti a decorrere dal 6 aprile 2014 – non può essere limitato alle sole tipologie di lavoro subordinato ma ricomprende anche quelle forme di attività di natura autonoma che comportino, ovviamente, un contatto continuativo con i minori fra le quali, eventuali ipotesi di collaborazione anche a progetto, associazione in partecipazione ecc. Sono esclusi i rapporti diversi da quelli di lavoro in senso stretto e cioè i rapporti di volontariato; pertanto, per le organizzazioni di volontariato, l’obbligo di richiedere il certificato sussiste nei soli casi in cui le stesse, per lo svolgimento di attività volontarie organizzate, assumono la veste di datori di lavoro.
I datori di lavoro cui si riferisce la normativa sono coloro che impiegano personale per lo svolgimento di attività professionali “che comportino contatti diretti e regolari con minori”, comprese le agenzie di somministrazione qualora dal relativo contratto di fornitura risulti evidente l’impiego del lavoratore nelle attività in questione, con esclusione dei datori di lavoro domestico nel caso di assunzione di baby-sitter o comunque di persone impiegate in attività che comportino “contatti diretti e regolari con minori, in quanto il Legislatore ha inteso tutelare i minori quando gli stessi sono al di fuori dell’ambito familiare, ambito nel quale il genitore “datore di lavoro” può direttamente con maggior efficacia attuare tutte le cautele necessarie nei confronti del bambino/ragazzo.

Il personale interessato è solo quello che ha un contatto non mediato e continuativo con i minori e pertanto l’obbligo non riguarda anche i dirigenti, i responsabili, i preposti c comunque quelle figure che sovrintendono alla attività svolta dall’operatore diretto, che possono avere un contatto solo occasionale con i destinatari della tutela.
In attesa del rilascio del certificato del casellario che va comunque richiesto prima dell’impiego al lavoro utilizzando la modulistica prevista, è comunque possibile impiegare il lavoratore sulla base di una dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà da esibire eventualmente agli organi di vigilanza.

Minori: richiesta del certificato penale del casellario giudiziale da parte del datore di lavoro

Dal 6 aprile 2014, il datore di lavoro che intende impiegare al lavoro persone che, in ragione delle mansioni attribuite, debbano avere contatti diretti e regolari con minori ha l’obbligo di richiedere del certificato penale del casellario giudiziale. Tuttavia, al di fuori dell’instaurazione di un rapporto di lavoro, l’adempimento non è richiesto.

L’articolo 2 del D. Lgs. 4 marzo 2014, n. 39 ha introdotto nel Testo unico in materia di casellario giudiziale, l’art. 25-bis, secondo cui, a decorrere dal 6 aprile, i datori di lavoro che intendano impiegare una persona per lo svolgimento di attività professionali o attività volontarie organizzate che comportino contatti diretti e regolari con minori, dovranno acquisire il certificato penale del casellario giudiziale al fine di verificare l’assenza di condanne per prostituzione e pornografia minorile; detenzione di materiale pornografico realizzato con minori; pornografia virtuale e adescamento minori via web; interdizione perpetua da qualunque incarico in scuole, uffici o istituzioni frequentate da minori. In caso di indadempimento, il datore di lavoro è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria del pagamento di una somma da euro 10.000,00 a euro 15.000,00.

L’obbligo di tale adempimento, precisa il Ministero di Giustizia, sorge soltanto ove il soggetto che intenda avvalersi dell’opera di terzi – soggetto che può anche essere individuato in un ente o in un’associazione che svolga attività di volontariato, seppure in forma organizzata e non occasionale e sporadica – si appresti alla stipula di un contratto di lavoro.
Non sussiste obbligo, invece, laddove il soggetto si avvalga di forme di collaborazione che non si strutturino all’interno di un definito rapporto di lavoro. Ciò sembra essere confermato dal fatto che la sanzione sanzione amministrativa pecuniaria, per il caso di mancato adempimento dell’obbligo di richiedere il certificato del casellario giudiziale, seguendo l’espressione utilizzata dal Legislatore, è comminata al “datore di lavoro”. Al di fuori dunque dell’instaurazione di un rapporto di lavoro l’adempimento non è richiesto, in quanto il soggetto, che si avvale dell’opera di terzi, non assume la qualità di “datore di lavoro”.
L’obbligo di richiedere il certificato del casellario giudiziale non grava, conseguentemente su enti e associazioni di volontariato quando intendano avvalersi dell’opera di volontari, poiché l’attività di questi ultimi resta estranea ai confini del rapporto di lavoro.

Nel rispetto del codice in materia di protezione dei dati personali, l’ufficio del casellario centrale sta operando gli interventi necessari sul sistema informativo al fine di fornire al datore di lavoro il certificato contenente le sole iscrizioni di provvedimenti riferiti ai reati espressamente indicati dalla norma. I certificati dovrebbero essere, comunque, rilasciati entro qualche giorno dalla richiesta (da presentarsi attraverso apposito modulo).
Nelle more, gli uffici locali del casellario presso ogni Procura della Repubblica forniranno al datore di lavoro, che dimostri di avere acquisito il consenso dell’interessato, il certificato penale del casellario giudiziale.

 

 

La procedura unica di rilascio del permesso di soggiorno e lavoro

Dal 6 aprile 2014 gli Stati membri dell’Unione europea sono tenuti ad esaminare, con un’unica procedura, le domande di autorizzazione a cittadini stranieri a soggiornare e lavorare nel territorio e a rilasciare, in caso di esito positivo, un’autorizzazione unica al soggiorno e all’esercizio del lavoro subordinato.

Con il D.Lgs. n. 40/2014 si è data infatti attuazione alla direttiva 2011/98/UE relativa ad una procedura unica di domanda per il rilascio di un permesso unico di soggiorno e lavoro ai cittadini stranieri, nonché relativa a un insieme comune di diritti per i lavoratori di Paesi terzi che soggiornano regolarmente in uno stato membro.
Tra le modifiche apportate dal citato decreto legislativo più interessanti risultano (Circolare Ministero interno 04 aprile 2104, n. 2460):
– la previsione secondo cui nell’ambito delle attività preordinate alla realizzazione del processo di integrazione e connesse alla sottoscrizione dell’Accordo di integrazione, devono essere fornite le informazioni in merito ai diritti conferiti con il medesimo permesso (diritti in materia di sanità, servizi sociali e lavoro, nonché salute e sicurezza nei luoghi di lavoro);
– l’introduzione dell’obbligo di inserire nei permessi di soggiorno che consentono l’esercizio di attività di lavoro subordinato la dicitura “perm. unico lavoro” (si pensi, ad esempio, al permesso di soggiorno rilasciato per motivi familiari, ma che, tuttavia, consente al titolare del permesso di svolgere attività di lavoro subordinato). Dalla previsione sono esclusi, conformemente alla direttiva europea, i permessi di soggiorno rilasciati ai lavoratori autonomi, ai lavoratori stagionali, ai lavoratori marittimi, ai lavoratori distaccati, ai lavoratori “alla pari”, agli stranieri che soggiornano per motivi di studio o formazione, nonché ai titolari di protezione internazionale o temporanea e ai titolari di un permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo;
– il prolungamento da 40 a 60 giorni del termine previsto per il rilascio del nulla osta all’ingresso per lavoro non stagionale da parte dello Sportello unico per l’immigrazione;
– la previsione per cui le istanze di nulla osta al lavoro sono esaminate nei limiti numerici stabiliti con il decreto flussi per lavoro subordinato non stagionale. Le domande eccedenti rispetto ai limiti numerici determinati con le quote, potranno essere trattate nel caso in cui, esaminate le domande precedenti, risultino successivamente quote non utilizzate ovvero diversamente ripartite dal Ministero del lavoro. Il sistema Informatico del Ministero dell’interno sarà adeguato in modo da consentire al datore di lavoro di conoscere in tempo reale la posizione della propria richiesta rispetto alle quote assegnate alla provincia di riferimento, nonché in modo da consentire l’interazione con il Ministero del lavoro stesso.