Il Fisco dice “No” alla numerazione parziale giornaliera delle fatture


La numerazione esadecimale strutturata sulla progressione della data di emissione delle fatture, volta ad evitare di esporre a clienti e collaboratori informazioni sul numero totale di fatture emesse è inidonea al rispetto della sequenzialità, richiesta dalla direttiva comunitaria, nell’arco temporale mensile o annuale, potendosi verificare il caso che in alcuni giorni non sia emessa alcuna fattura e che, quindi, si verifichi un “salto data” (Agenzia Entrate – risposta 29 ottobre 2020, n. 505).

Per le operazioni effettuate a partire dal 1° gennaio 2013, la fattura deve contenere un numero progressivo che la identifichi in modo univoco. Pertanto, non è più necessario che la numerazione sia progressiva per anno solare, ripartendo ogni anno dal numero 1. È sufficiente, invece, che la numerazione progressiva identifichi la fattura in modo univoco ed eviti sovrapposizioni con altre fatture emesse dal medesimo soggetto.


Sul punto, l’Agenzia delle Entrate ha precisato che è compatibile con l’identificazione univoca prevista dalla formulazione attuale della norma qualsiasi tipologia di numerazione progressiva che garantisca l’identificazione univoca della fattura, se del caso, anche mediante riferimento alla data della fattura stessa.


Riguardo alla possibilità di inserire all’interno del numero della fattura elettronica, il giorno di emissione seguito da un codice parziale giornaliero in formato esadecimale, l’Agenzia delle Entrate ha avanzato delle criticità per tale numerazione delle fatture, posto che tale data è quella di trasmissione al Sistema di Interscambio (S.d.I.), nota solo dopo la trasmissione medesima e potenzialmente diversa dalla data di effettuazione dell’operazione, che è la data da indicare nell’apposito campo della fattura.


Di fatto, con le istruzioni fornite con la circolare del 2019, secondo cui in considerazione del fatto che per una fattura elettronica veicolata attraverso lo SdI, quest’ultimo ne attesta inequivocabilmente e trasversalmente la data (e l’orario) di avvenuta trasmissione, è possibile assumere che la data riportata nel campo “Data” della sezione “Dati Generali” del file della fattura elettronica sia sempre e comunque la data di effettuazione dell’operazione.


Ciò significa che, anche se l’operatore decidesse di emettere la fattura elettronica via SdI non entro le ore 24 del giorno dell’operazione bensì in uno dei successivi 12 giorni, la data del documento dovrà sempre essere valorizzata con la data dell’operazione e i 12 giorni citati potranno essere sfruttati per la trasmissione del file della fattura elettronica al Sistema di Interscambio.


Ciò premesso, l’ipotizzata numerazione esadecimale strutturata sulla progressione della data di emissione, volta ad evitare di esporre a clienti e collaboratori informazioni sul numero totale di fatture emesse, sebbene sembri, in linea di principio, adeguata a garantire la univocità e la progressività delle fatture, è inidonea al rispetto della sequenzialità, richiesta dalla direttiva comunitaria, nell’arco temporale mensile o annuale, potendosi verificare il caso che in alcuni giorni non sia emessa alcuna fattura e che, quindi, si verifichi un “salto data”.