Le provvigioni all’agente sono deducibili nell’anno in cui maturano

Con la recente Sentenza n. 8893 dell’11 aprile 2018, in tema di imputazione temporale dei costi relativi al pagamento di provvigioni, la Corte di Cassazione ha affermato che, ai fini della determinazione del reddito d’impresa imponibile, deve ritenersi legittima la deduzione delle provvigioni operata in base alle clausole del contratto di agenzia, nel periodo d’imposta in cui risulta l’accettazione degli ordini da parte del committente, prescindendo dalla correlazione tra costi e ricavi.

FATTO


In seguito a verifica della G.d.F., l’Agenzia delle Entrate ha emesso avviso di accertamento nei confronti della società contribuente, contestando, tra l’altro, l’imputazione temporale dei costi relativi al pagamento di provvigioni in favore di una società estera controllata.
La deduzione delle provvigioni risultava effettuata nell’esercizio in cui vi era stata l’accettazione degli ordini da parte della committente, dando rilievo alla clausola del contratto di agenzia che stabiliva tale modalità di corresponsione delle provvigioni, in deroga al requisito della correlazione tra costi e ricavi previsto nell’individuazione del periodo di competenza.
I giudici tributari hanno ritenuto che la società avesse correttamente dedotto le spese per provvigioni contrattualmente dovute ad una società controllata nell’esercizio in cui era certa l’esistenza dei predetti componenti negativi di reddito, da identificarsi in quello in cui vi era stata l’accettazione degli ordini da parte del committente, come previsto dal contratto di agenzia, e non in quello in cui si erano realizzati i relativi ricavi, come invece sostenuto dall’Amministrazione Finanziaria.
La decisione è stata impugnata per cassazione dall’Agenzia delle Entrate.

DECISIONE DELLA CASSAZIONE


Nel respingere la questione posta dall’Agenzia delle Entrate per inammissibilità del quesito posto, la Corte di Cassazione ha confermato la decisione dei giudici tributari, affermando che, secondo le norme generali sui componenti del reddito di impresa (art. 109 del TUIR), i ricavi, le spese e gli altri componenti positivi e negativi, per i quali non sono previste specifiche disposizioni, concorrono a formare il reddito nell’esercizio di competenza, e quelli di cui nell’esercizio di competenza non sia ancora certa l’esistenza o determinabile in modo obiettivo l’ammontare concorrono a formarlo nell’esercizio in cui si verificano tali condizioni.
In particolare, ai fini della determinazione dell’esercizio di competenza, le spese di acquisizione dei servizi si considerano sostenute, alla data in cui le prestazioni sono ultimate, e quelle dipendenti da contratti di locazione, mutuo, assicurazione e altri contratti da cui derivano corrispettivi periodici si considerano sostenute alla data di maturazione dei corrispettivi.
Con riferimento al contratto di agenzia, i giudici della Suprema Corte hanno precisato, che è – di regola – un contratto a tempo indeterminato, da cui derivano corrispettivi periodici che maturano al termine dei singoli periodi (mensili, trimestrali, ecc.) di riferimento delle prestazioni dell’agente; di conseguenza l’onere delle provvigioni da corrispondere all’agente deve ritenersi maturato nella data in cui gli agenti hanno ultimato quella tranche di prestazione lavorativa, separatamente fatturata, cui si riferisce quel determinato pagamento, ed imputato temporalmente all’esercizio in corso in quella stessa data.
A tal fine, l’individuazione del momento in cui l’agente matura i corrispettivi va necessariamente compiuta ricorrendo alla normativa civilistica che disciplina il rapporto d’agenzia (art. 1748 cod. civ.), che prevede la regola generale secondo cui il diritto alla provvigione sorge in capo all’agente quando l’operazione è stata conclusa per effetto del suo intervento e, salvo che sia diversamente pattuito, la provvigione spetta all’agente dal momento e nella misura in cui il preponente ha eseguito o avrebbe dovuto eseguire la prestazione in base al contratto concluso con il terzo e, comunque, al più tardi, inderogabilmente dal momento e nella misura in cui il terzo ha eseguito o avrebbe dovuto eseguire la prestazione qualora il preponente avesse eseguito la prestazione a suo carico.
Pertanto, conclude la Corte Suprema, riguardato dalla parte del preponente, l’individuazione dell’esercizio di competenza per l’imputazione delle provvigioni dovute all’agente va effettuata in forza del combinato disposto dell’art. 109 del TUIR e dell’art. 1748 cod. civ., il quale rispetto al momento di maturazione fa salvi eventuali diversi accordi intercorsi tra le parti.