Superbonus: cambio di destinazione di uso di una pertinenza


Superbonus in caso di interventi di ristrutturazione e riqualificazione energetica con cambio di destinazione di uso di una pertinenza censita nella categoria C/2 che sarà accorpata ad un immobile in categoria A/3 (Agenzia delle entrate – Risposta n. 562 del 27 novembre 2020)

In ordine alla possibilità di fruire del Superbonus anche nel caso in cui l’intervento sia realizzato su un immobile accatastato in categoria C/2 che solo al termine dei lavori diverrà abitativo e accorpato all’unità immobiliare di categoria A/3 si fa presente quanto segue.
In linea con la prassi in materia di detrazioni per interventi di recupero del patrimonio edilizio, compresi quelli antisismici, attualmente disciplinate dall’articolo 16 del citato decreto legge n. 63 del 2013 sono ammessi al Superbonus – che non costituisce una “nuova” agevolazione – anche le spese sostenute per interventi realizzati su immobili che solo al termine degli stessi saranno destinati ad abitazione. Tale possibilità, tuttavia, è subordinata alla condizione che nel provvedimento amministrativo che autorizza i lavori risulti chiaramente il cambio di destinazione d’uso del fabbricato in origine non abitativo e che sussistano tutte le altre condizioni e siano effettuati tutti gli adempimenti previsti dalla norma agevolativa.
Ciò, implica, tra l’altro, che relativamente agli interventi di efficientamento energetico è necessario, anche ai fini del Superbonus, che gli edifici oggetto degli interventi abbiano determinate caratteristiche tecniche e, in particolare, siano dotati di impianti di riscaldamento. In merito a questi ultimi, si fa presente che per la nozione di “impianto termico” occorre fare riferimento alla definizione contenuta nell’articolo 2, comma 1, lett. l-tricies), del D.lgs. 19 agosto 2005, n. 192, come modificato dal D.lgs. 10 giugno 2020 n. 48, entrato in vigore l’11 giugno 2020.
È possibile, dunque,  fruire del Superbonus anche nell’ipotesi di interventi di isolamento termico delle superfici opache verticali, orizzontali e inclinate che interessano l’involucro di un edificio accatastato in categoria C/2, dotato di camini aventi le caratteristiche sopra richiamate, a condizione, tuttavia, che dal titolo amministrativo che autorizza i lavori risulti chiaramente il cambio di destinazione d’uso dell’immobile in abitativo. Nell’ambito degli interventi di isolamento termico, peraltro, rientra, anche la coibentazione del tetto se costituisce elemento di separazione tra il volume riscaldato e l’esterno.
Il Superbonus, inoltre, si applica anche alle spese sostenute per la sostituzione degli infissi, e per l’installazione di un impianto fotovoltaico se realizzati congiuntamente all’intervento trainante nel senso sopra specificato.
Con riferimento alle spese sostenute per l’installazione dell’impianto fotovoltaico, si precisa che la possibilità di applicare l’aliquota più elevata non è impedita dalla circostanza che il pagamento delle relative spese sia stato effettuato utilizzando il bonifico predisposto per il pagamento delle spese per interventi di recupero del patrimonio edilizio che danno diritto alla detrazione attualmente disciplinata dall’articolo 16 del decreto legge n. 63 del 2013, pari al 50 per cento delle spese stesse. Ai fini del Superbonus, possono essere utilizzati i bonifici predisposti dagli istituti di pagamento ai fini dell’ecobonus ovvero della detrazione prevista per gli interventi di recupero del patrimonio edilizio che consentono di indicare i dati necessari ai fini dell’applicazione del Superbonus quali, tra l’altro, il codice fiscale del beneficiario della detrazione ed il numero di partita IVA, ovvero, il codice fiscale del soggetto a favore del quale il bonifico è effettuato l’applicazione, nonché di effettuare, all’atto dell’accredito dei relativi pagamenti, la ritenuta d’acconto (attualmente nella misura dell’8 per cento).
Va, tuttavia, rilevato che l’insieme degli interventi realizzati sulla pertinenza in categoria C/2 comporterebbe una diminuzione di almeno due classi energetiche di tale immobile mentre, invece, quelli realizzati sull’immobile abitativo in categoria A/3 non permetterebbero il miglioramento energetico di tale ultimo immobile necessario per potere fruire del Superbonus. Al riguardo, si ritiene che il miglioramento di due classi energetiche oppure, ove non possibile, il conseguimento della classe energetica più alta, richiesto dalla norma ai fini dell’applicazione del Superbonus, deve essere attestato per l’intero edificio risultante, al termine dei lavori, dall’accorpamento dell’immobile in categoria C/2 all’immobile abitativo in categoria A/3.
Ciò comporta che, qualora dall’Attestato di Prestazione Energetica (A.P.E.), rilasciato da un tecnico abilitato nella forma della dichiarazione asseverata, risulti il miglioramento energetico dell’intero edificio risultante dall’accorpamento dell’immobile in categoria C/2 all’immobile abitativo in categoria A/3, potranno accedere al Superbonus tutti gli interventi realizzati in ciascuno dei predetti immobili che possiedono le caratteristiche tecniche per l’accesso al beneficio in parola e nei limiti di spesa previsti dalla norma per ciascuna tipologia.
In assenza del miglioramento energetico dell’intero edificio richiesto ai fini dell’applicazione del Superbonus, invece, sarà comunque possibile per l’Istante fruire delle detrazioni ordinariamente previste per gli interventi di riqualificazione energetica o di recupero del patrimonio edilizio per i quali spettano le detrazioni attualmente disciplinate dai citati articoli 14 e 16 del decreto legge n. 63 del 2013, in presenza dei requisiti necessari ai fini dell’applicazione delle predette detrazioni e fermo restando l’effettuazione di tutti gli adempimenti richiesti.
Per quanto riguarda, invece, la sostituzione degli infissi nell’altra pertinenza in categoria C/6, in assenza di specifiche ulteriori indicazioni, si ritiene che sia possibile fruire della detrazione di cui all’articolo 16-bis del TUIR -attualmente pari al 50 per cento delle spese sostenute – qualora l’intervento in esame si configuri almeno come manutenzione straordinaria.

Voli Covid-tested: parte la sperimentazione


Fino al 15 febbraio 2021 sono operativi i voli Covid-tested, ossia, i voli per i quali l’imbarco ai passeggeri è consentito a seguito di obbligatorio test antigenico rapido eseguito prima dell’imbarco o a seguito di presentazione di certificazione attestante il risultato negativo di un test molecolare (RT PCR) o antigenico, effettuato per mezzo di tampone non oltre le 48 ore precedenti all’imbarco (Ministero Salute – ordinanza 23 novembre 2020).

Alle persone che intendono fare ingresso nel territorio nazionale con voli “Covid-tested”, operativi dagli aeroporti di Francoforte “Frankfurt am Main”, Monaco di Baviera “Franz Josef Strauss”, Atlanta “Hartsfield-Jackson”, New York “John Fitzgerald Kennedy” e “Newark Liberty”, con destinazione l’aeroporto internazionale “Leonardo da Vinci” di Fiumicino, è consentito l’ingresso e il transito nel territorio nazionale senza necessità, laddove previsto, di rispettare gli obblighi di sorveglianza sanitaria e di isolamento fiduciario.


Le persone in partenza sui voli “Covid-tested”, sono tenute a consegnare al vettore all’atto dell’imbarco e a chiunque sia deputato a effettuare i controlli, la certificazione attestante il risultato negativo del test eseguito nonché la dichiarazione di ingresso in Italia dall’estero.


I vettori aerei sono tenuti ad acquisire e verificare, prima dell’imbarco, la certificazione, anche ricorrendo a modalità digitali di lettura ed archiviazione e la dichiarazione di ingresso.


I passeggeri dei voli provenienti dagli aeroporti internazionali di New York “John Fitzgerald Kennedy” e “Newark Liberty”, nonché dall’aeroporto di Atlanta “Hartsfield-Jackson” sono, altresì, sottoposti a test molecolare (RT PCR) o antigenico effettuato per mezzo di tampone all’arrivo all’aeroporto di Fiumicino “Leonardo da Vinci”.


I voli “Covid-tested” devono essere comunicati preventivamente al Ministero della salute che potrà,


laddove considerato opportuno, autorizzare voli “Covid-tested” di ritorno.


Nel caso di mancato imbarco sul volo “Covid-tested”, per risultato positivo al COVID-19, è previsto, a cura del vettore aereo, il rimborso del biglietto o l’emissione di un voucher di pari importo su richiesta del passeggero, entro quattordici giorni dalla data di effettuazione del recesso e valido per diciotto mesi dall’emissione.


Scontrini irregolari: la definizione delle sanzioni non esclude la sospensione dell’attività

In caso di distinte violazioni nell’emissione di scontrini o ricevute fiscali che danno luogo alla sanzione accessoria della sospensione della licenza o dell’autorizzazione all’esercizio ovvero dell’esercizio dell’attività, la stessa non è impedita dalla definizione agevolata delle sanzioni amministrative pecuniarie collegate alle medesime violazioni (Corte di Cassazione – Ordinanza 19 novembre 2020, n. 26322)

IL CASO

In sede di accesso presso la società esercente attività di ristorazione, la Guardia di Finanza ha riscontrato irregolarità nell’emissione di ricevute fiscali in quattro distinte giornate nello stesso mese.
A fronte di tali violazioni è stato emesso avviso di contestazione con liquidazione di sanzioni amministrative, che la società ha provveduto a pagare mediante definizione agevolata.
Successivamente, l’Ufficio ha emesso l’ulteriore provvedimento irrogando la sanzione accessoria di sospensione dell’esercizio dell’attività, che la società ha impugnato.
I giudici tributari hanno accolto il ricorso ritenendo inesistente il reato tributario sulla base del rilievo che la G.d.F. aveva accertato che tre ricevute fiscali indicavano, ciascuna, un corrispettivo superiore ad euro 0,50 a quello incassato con il POS, sicchè le denunciate irregolarità risultavano determinate dall’omessa indicazione nelle ricevute fiscali di uno sconto “asseritamente praticato di euro 0.50”. Pertanto, secondo i giudici, la sanzione accessoria era spropositata, afflittiva e vessatoria rispetto alla affermata presunta irregolarità di mancato incasso di complessivi euro 1,50.
Su ricorso dell’Agenzia delle Entrate, la decisione è stata riformata dalla Corte di Cassazione che ha dichiarato legittimo il provvedimento della sanzione accessoria, affermando altresì l’irrilevanza delle definizione agevolata delle sanzioni pecuniarie.

DECISIONE DELLA CASSAZIONE

Le Corte di Cassazione ha precisato che la disposizione sanzionatoria (art. 12, co. 2, D.Lgs. n. 452 del 1997) presuppone il definitivo accertamento delle violazioni contestate e prescinde da un ammontare minimo dei corrispettivi complessivamente non documentati.
Ne consegue che, ai fini della irrogazione della sanzione, non assume alcun rilievo l’ammontare dei corrispettivi complessivamente non documentati.
Inoltre, ai fini dell’irrogazione della sanzione accessoria della sospensione dell’esercizio dell’attività non rilevano le modalità di contestazione delle infrazioni, in quanto la disposizione normativa è volta a sanzionare la condotta illecita rappresentata dalla quadrupla violazione dell’obbligo di emettere lo scontrino o ricevuta fiscale commessa nel corso del quinquennio, a prescindere da come sia stata effettuata la contestazione in ciascuna ipotesi.
I giudici della Suprema Corte hanno chiarito, altresì, che in tema di sanzioni amministrative per violazioni di norme tributarie, la disposizione che prevede la sospensione della licenza o dell’autorizzazione all’esercizio ovvero dell’esercizio dell’attività medesima nel caso in cui siano state accertate nel corso di un quinquiennio quattro distinte violazioni dell’obbligo di emettere la ricevuta o lo scontrino fiscale, ha carattere speciale rispetto alla norma generale relativa al procedimento di irrogazione della sanzione, con la conseguenza che l’irrogazione di detta sanzione non è impedita dalla definizione agevolata delle sanzioni amministrative pecuniarie riferite alle medesime violazioni.


Entrate: le istruzioni per la comunicazione dei “meccanismi transfrontalieri”


Fornite le istruzioni operative per gli intermediari e i contribuenti per le comunicazioni relative ai meccanismi transfrontalieri con obbligo di notifica, in attuazione della direttiva n. (UE) 2018/822 (Dac6), e fissate le regole per la successiva trasmissione delle informazioni da parte dell’Agenzia delle entrate alle Autorità competenti degli altri Stati Ue (Agenzia delle Entrate – Provvedimento 26 novembre 2020, n. 364425).

Gli intermediari e gli operatori sono tenuti a comunicare all’Agenzia delle entrate i cosiddetti “meccanismi transfrontalieri con obbligo di notifica”, ovvero schemi, accordi o progetti, riguardanti l’Italia e una o più giurisdizioni estere, che presentano determinate caratteristiche e diretti a ottenere vantaggi fiscali. Le comunicazioni vanno effettuate entro 30 giorni dal giorno seguente a quello in cui il meccanismo è messo a disposizione o avviato oppure dal giorno seguente a quello in cui hanno fornito, direttamente o attraverso altre persone, assistenza o consulenza per la sua attuazione.
La comunicazione va effettuata, anche tramite incaricati, utilizzando i servizi telematici Fisconline o Entratel. Nella comunicazione va riportata anche una sintesi del contenuto del meccanismo transfrontaliero col nome con cui è comunemente noto e una sua descrizione astratta.
La comunicazione sui meccanismi transfrontalieri relativi al periodo tra il 1° luglio 2020 e il 31 dicembre 2020 deve essere effettuata entro trenta giorni a decorrere dal 1° gennaio 2021. Inoltre, la prima relazione periodica relativa a meccanismi commerciabili, per i quali gli intermediari presentano ogni tre mesi una relazione periodica, deve essere presentata dagli intermediari all’Agenzia delle entrate entro il 30 aprile 2021. Infine, per quanto riguarda il periodo tra il 25 giugno 2018 e il 30 giugno 2020, le comunicazioni vanno effettuate entro il 28 febbraio 2021.


Sospensione degli adempimenti e ristori per i Professionisti


Tra le misure di contenimento del contagio da COVID, si evidenziano di seguito i prossimi interventi del Governo e le richieste sollevate dai Professionisti per la loro tutela (MEF – Comunicato 25 novembre 2020, n. 267, CNDCEC – Nota 25 novembre 2020, n. 148, ANC – Comunicato 25 novembre 2020 e Agenzia delle Entrate – Nota 23 novembre 2020, n. 360117).

Il Ministro dell’Economia e delle Finanze, con il comunicato del 25 novembre 2020, n. 267, rende noto che gli interventi messi in atto a sostenere chi è stato maggiormente colpito dalle nuove misure di contenimento sanitario (tre decreti cosiddetti “ristori”), che in parte hanno replicato il meccanismo del “fondo perduto” e hanno prorogato le scadenze fiscali e contributive per i settori interessati dalle misure restrittive, devono essere ulteriormente rafforzati.
Inoltre, c’è l’intenzione di incrementare il sostegno a lavoratori autonomi, commercianti, artigiani, professionisti.
Per questo si ritiene percorribile, entro un quadro di sostenibilità economica, un ampliamento della moratoria fiscale, con il rinvio delle scadenze di fine anno che vada oltre i settori dei codici Ateco direttamente interessati dalle misure restrittive, e lo estenda a tutte le attività economiche che hanno subito cali rilevanti del fatturato.
Inoltre, c’è l’intenzione di mettere a punto un meccanismo organico di natura perequativa per i ristori che vada oltre le limitazioni per aree di rischio pandemico e quelle derivanti dai codici Ateco e si basi sul rimborso di parte dei costi fissi.
In questo quadro si evidenzia la necessità di ristorare, sulla base dei dati del 2020, anche i liberi professionisti iscritti agli enti di diritto privato di previdenza obbligatori o alla Gestione separata”.

In merito alle scadenze fiscali e contributive, il Presidente dell’Istituto Nazionale Tributaristi (INT), il 2 novembre scorso aveva inviato una lettera al Ministro dell’Economia e delle Finanze, al Sottosegretario di Stato e al Direttore dell’Agenzia delle Entrate, evidenziando la necessità di prevede la sospensione delle scadenze fiscali e contributive per i contribuenti assistiti da un professionista intermediario fiscale il cui studio fosse posto in quarantena.
In merito, l’Agenzia delle Entrate, Divisione Contribuenti Settore coordinamento e programmazione Ufficio adempimenti e sanzioni, che evidentemente non poteva che rimarcare l’attuale situazione normativa, ha dato un parere negativo circa la possibilità di invocare cause di forza maggiore e allo stato attuale la responsabilità ricade sempre sul contribuente anche quando abbia delegato un intermediario per ottemperare ai propri adempimenti fiscali.
In base a ciò, il Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili, con la nota del 25 novembre 2020, n. 148, e l’Associazione Nazionale dei Commercialisti, con il comunicato del 25 novembre 2020, evidenziano l’esigenza urgente di tutelare in modo sistematico, quanto meno nel periodo di pandemia, lo svolgimento delle attività professionali, anche nell’interesse dei destinatari di tali attività, evitando al contrario una considerazione caso per caso di ogni situazione, con la conseguente totale incertezza e disomogeneità di trattamento dei professionisti sul territorio nazionale e la nascita di inevitabili contenziosi.
I commercialisti spingono dunque per fornire nell’immediato tutele ai professionisti nell’emergenza pandemica, ma ricordano anche che in un’audizione parlamentare dello scorso 6 novembre la categoria aveva già chiesto “una proposta seria e di riforma strutturale volta a valorizzare, ai fini dell’ottenimento di differimenti automatici dei termini in scadenza per la presentazione delle dichiarazioni fiscali, il diritto dei professionisti a sospendere l’attività lavorativa per situazioni di grave malattia, senza che da ciò possa discendere danno per i contribuenti che assistono, né per i professionisti medesimi, in termini di perdita della clientela per temporanea impossibilità di provvedere agli adempimenti di trasmissione telematica delle dichiarazioni fiscali”. I commercialisti sottolineano quindi come “sia prioritario sostenere nell’immediato l’emendamento Conzatti-Comincini e, per una soluzione a regime del problema, il Disegno di legge sulla malattia e infortunio del professionista, primo firmatario il Senatore Andrea de Bertoldi”.
Al Governo e al Parlamento i Commercialisti rivolgono dunque l’appello a fare in modo che il ddl sulla malattia e infortunio del professionista diventi presto legge, e comunque nell’attesa chiediamo che, in conseguenza della pandemia e dei suoi effetti, sia disposta con urgenza la sospensione degli adempimenti fiscali e tributari.