Organi di amministrazione e controllo, dirigenti, associati ETS: chiarimenti sui compensi


Forniti chiarimenti in merito a quali siano le corrette modalità di pubblicazione dei dati riguardanti “emolumenti, compensi o corrispettivi a qualsiasi titolo attribuiti ai componenti degli organi di amministrazione e controllo, ai dirigenti nonché agli associati” (Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali – Nota 12 gennaio 2021, n. 293).

Nello specifico, è stato chiesto “se gli emolumenti e i compensi debbano essere pubblicati individualmente e/o nominalmente per ciascuno dei soggetti richiamati dalla norma o in alternativa, come dato aggregato, distinto per categoria soggettiva (organi di amministrazione e controllo, ove percepiscano compenso; dirigenti; associati)”, richiedendo infine, se disponibili, eventuali “modelli o standard in tal senso”.
Al riguardo, il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali ha chiarito che non sarà necessaria una pubblicazione nominativa ogniqualvolta sarà possibile pubblicare un’informazione valida per tutti i soggetti appartenenti ad una determinata categoria (ad es. specificando il trattamento previsto tanto per i componenti dell’organo di controllo quanto la maggiorazione spettante al presidente dello stesso; oppure individuando tra i dirigenti una o più categorie retributive e specificando il trattamento lordo associato a ciascuna di esse). Ritiene invece del tutto insufficiente (in quanto non caratterizzata da livelli di trasparenza in linea con le previsioni di legge) la pubblicazione di un dato aggregato, in quanto all’interno di esso potrebbero rinvenirsi posizioni differenziate che non verrebbero messe a fuoco da quanti fossero interessati all’informazione Ugualmente dovranno essere tenuti distinti gli importi dovuti a titolo di “retribuzione” da quelli corrisposti a titolo di “indennità particolare” (ad esempio parametrata ai giorni in cui un determinato organo si riunisce) o di “rimborso spese” (in questo caso, trattandosi di somme attribuite a fronte di spese documentate potrà essere sufficiente individuare il numero di beneficiari, l’importo medio, l’importo massimo e quello minimo riconosciuti).
Da ultimo, non ritiene di dover fornire “format” o modelli, in quanto la struttura di essi potrebbe variare per i vari enti; un modello potrebbe eventualmente essere adottato dall’organo di controllo nel suo ruolo di organo vigilante sull’osservanza da parte dell’ente della legge e dei principi di corretta amministrazione.


“CIE” per l’accesso ai servizi online del Fisco


Dal 12 gennaio 2021, chi non dispone delle credenziali dei servizi telematici dell’Agenzia delle Entrate e di Riscossione (Fisconline ed Entratel) o di Spid (il Sistema Pubblico di Identità Digitale) può accedere all’area autenticata dei rispettivi siti internet tramite la CIE, la Carta d’Identità Elettronica, una nuova chiave che apre la porta a tutti i servizi delle due Agenzie (Agenzia Entrate-Riscossione – comunicato 12 gennaio 2021).

La Carta d’Identità Elettronica (CIE) è il nuovo sistema di autenticazione previsto dal Codice dell’amministrazione digitale al quale le due Agenzie del fisco, in collaborazione con Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato e Sogei, hanno aderito per rendere sempre più esteso l’utilizzo dei servizi online, senza la necessità di andare allo sportello.


Un ulteriore passo verso un modello di gestione e relazione da remoto, particolarmente utile nell’attuale situazione di emergenza sanitaria, che consente ai contribuenti di evitare attese e di avere sempre le informazioni a portata di mano e svolgere numerose operazioni senza necessariamente doversi spostare dalla propria abitazione o dal proprio ufficio.


La CIE è il nuovo formato di carta di identità che progressivamente sta sostituendo quella cartacea e viene rilasciata con un codice Pin di 8 cifre che permette al cittadino di accedere ai servizi digitali della Pubblica amministrazione (può essere usata anche per accedere tramite smartphone ad IO, l’app dei servizi pubblici).


Una volta identificato con la CIE, l’utente ha accesso al mondo dei servizi online dell’Agenzia delle Entrate e di Agenzia delle entrate-Riscossione, e può inoltre:


– richiedere il codice fiscale e il duplicato della tessera sanitaria e comunicare l’Iban per avere i rimborsi;


– utilizzare i servizi relativi alla fatturazione elettronica, accedere alla dichiarazione precompilata e ad altri numerosi servizi;


– accedere al cassetto fiscale dove è possibile verificare la propria posizione con il Fisco;


– accedere a un vero e proprio sportello virtuale grazie al quale si possono svolgere in autonomia la maggior parte delle operazioni che si richiedono comunemente negli uffici.


– presentare richieste di rateizzazione ottenendo automaticamente il relativo piano di pagamento;


– controllare la presenza di cartelle, avvisi e lo stato dei pagamenti e chiedere di sospendere la riscossione nei casi previsti dalla L. n. 228/2012;


– recuperare la Comunicazione e i bollettini della “rottamazione” delle cartelle, attivare il servizio di alert per ricevere i promemoria delle proprie scadenze oppure pagare.


La Cie vale anche per i professionisti, infatti anche scegliendo di autenticarsi con la CIE, se l’utente identificato è stato precedentemente incaricato da una impresa, da un professionista o da un ente non commerciale ad operare per loro conto, oltre che per sé stesso, potrà scegliere di operare per il soggetto che lo ha incaricato.


Qualora l’utente identificato con CIE risulti già registrato ai servizi online delle Entrate, per esempio con un profilo da intermediario fiscale o da amministratore di condominio, o se ha sottoscritto una convenzione di servizio, potrà usare i servizi dedicati al proprio profilo (quali il cassetto fiscale delegato o i servizi catastali SISTER).


Gli intermediari abilitati ai servizi Entratel potranno utilizzare la CIE per accedere anche a Equipro, la sezione del sito di Agenzia delle entrate-Riscossione dedicata ai professionisti per gestire le posizioni dei propri clienti.


Oltre ai servizi online, i cittadini possono ricevere assistenza anche rivolgendosi al Contact Center di Agenzia delle entrate-Riscossione al numero 06.0101, oppure utilizzando gli indirizzi di posta elettronica attivati dall’Agenzia appositamente per le situazioni urgenti.


Tutti i canali di assistenza a distanza, con il perdurare dell’emergenza sanitaria, sono preferibili rispetto agli sportelli che rimangono comunque aperti su appuntamento.

Bonus affitti per l’indennità di occupazione senza titolo

È possibile del fruire del “bonus affitti commerciali” previsto dal decreto Rilancio con riferimento alla quota di “indennità” imputabile ai mesi agevolati, e corrisposta, in assenza di un contratto di locazione vigente per l’occupazione “sine titulo” di un immobile ad uso non abitativo a seguito della cessazione di un contratto di locazione che ha espletato i suoi effetti sino al 2019. (Agenzia delle Entrate – Risposta 11 gennaio 2021, n. 34.)

Il caso riguarda una società che dopo la scadenza del contratto di locazione, a seguito della disdetta del locatore, ha continuato ad utilizzare l’immobile strumentale per uso ufficio destinato allo svolgimento della propria attività, col consenso del proprietario, senza alcun titolo e dietro corresponsione di un’indennità di occupazione pari al canone di locazione di cui al contratto di locazione cessato.
L’occupazione si è ulteriormente prolungata a causa della situazione di emergenza determinatasi in conseguenza della pandemia, con l’accordo del locatore e il pagamento di un’indennità di occupazione.
La questione oggetto di interpello attiene alla possibilità di fruire del credito d’imposta (cd. “bonus affitti commerciali”) in relazione all’indennità di occupazione “sine titulo”.

L’Agenzia delle Entrate ha osservato preliminarmente che in base alla disciplina agevolativa (art. 28 del D.L. n. 34/2020, cd. “decreto Rilancio”), il credito d’imposta spetta in misura percentuale in relazione a:
a) canoni di locazione, di leasing o di concessione di immobili ad uso non abitativo destinati allo svolgimento dell’attività industriale, commerciale, artigianale, agricola, di interesse turistico o all’esercizio abituale e professionale dell’attività di lavoro autonomo;
b) dei contratti di servizi a prestazioni complesse o di affitto d’azienda, comprensivi di almeno un immobile a uso non abitativo destinato allo svolgimento dell’attività industriale, commerciale, artigianale, agricola, di interesse turistico o all’esercizio abituale e professionale dell’attività di lavoro autonomo.
Il beneficio è riconosciuto con riferimento a ciascuno dei mesi di Marzo, Aprile, Maggio e Giugno 2020 e per le strutture turistico ricettive con attività solo stagionale con riferimento a ciascuno dei mesi di Aprile, Maggio, Giugno e Luglio 2020, a condizione che il locatore esercente attività economica abbia subito una diminuzione del fatturato o dei corrispettivi nel mese di riferimento di almeno il 50% rispetto allo stesso mese del periodo d’imposta precedente.
Il medesimo beneficio spetta, inoltre, con riferimento a ciascuno dei mesi di ottobre, novembre e dicembre 2020 alle sole imprese operanti in determinati settori specificamente individuati, a prescindere dal volume di ricavi e compensi registrati nel periodo d’imposta precedente.


Per quanto concerne l’ambito oggettivo di applicazione del “bonus affitti commerciali”, i canoni agevolabili devono essere relativi a un contratto di locazione, così come identificato dagli articoli 1571 e seguenti del codice civile e la cui disciplina è regolata dalla legge 27 luglio 1978, n. 392. A tale fattispecie, sono assimilabili alcuni ulteriori contratti finalizzati al godimento degli immobili aventi la medesima funzione economica del contratto di locazione “tipico”, quali il contratto di concessione o leasing operativo.


In proposito, l’Agenzia delle Entrate ha chiarito che in considerazione della ratio della norma agevolativa (di contenere gli effetti economici negativi derivanti dalle misure di prevenzione e contenimento connesse all’emergenza epidemiologica da COVID-19 che hanno determinato una riduzione dei ricavi o dei compensi delle attività economiche a fronte dell’incidenza dei costi fissi quali, ad esempio, il canone di locazione, di leasing o di concessione di immobili delle piccole attività economiche), ai soli fini dell’agevolazione, il rapporto tra le parti in causa da cui scaturisce l’obbligo di pagamento dell’indennità di occupazione “sine titulo” può essere assimilato ai contratti di «di locazione, di leasing o di concessione di immobili.
Pertanto, ferma restando la sussistenza degli ulteriori requisiti richiesti, è possibile fruire del “bonus affitti commerciali” con riferimento alla quota di “indennità” imputabile ai mesi agevolati, e corrisposta, in assenza di un contratto di locazione vigente, per l’occupazione “sine titulo” di un immobile ad uso non abitativo a seguito della cessazione di un contratto di locazione, in accordo col proprietario.

Bonus investimenti in beni strumentali: arrivano i codici tributo


Istituiti i codici tributo per l’utilizzo in compensazione, tramite modello F24, dei crediti d’imposta per investimenti in beni strumentali (AGENZIA DELLE ENTRATE – Risoluzione 13 gennaio 2021, n. 3).

Con la Legge di bilancio 2020 (legge n. 160/2019), alle imprese che a decorrere dal 1° gennaio 2020 e fino al 31 dicembre 2020, ovvero entro il 30 giugno 2021 a condizione che entro la data del 31 dicembre 2020 il relativo ordine risulti accettato dal venditore e sia avvenuto il pagamento di acconti in misura almeno pari al 20 per cento del costo di acquisizione, effettuano investimenti in beni strumentali nuovi destinati a strutture produttive ubicate nel territorio dello Stato è riconosciuto un credito d’imposta in relazione alle diverse tipologie di beni agevolabili.
Il credito d’imposta spettante è utilizzabile esclusivamente in compensazione, in cinque quote annuali di pari importo ridotte a tre per alcuni investimenti.
Tanto premesso, per consentire l’utilizzo in compensazione dei crediti d’imposta in argomento tramite il modello F24, da presentare esclusivamente tramite i servizi telematici resi disponibili dall’Agenzia delle Entrate, sono istituiti i seguenti codici tributo:
– “6932” denominato “Credito d’imposta investimenti in beni strumentali nuovi (diversi dai beni di cui agli allegati A e B alla legge n. 232/2016) – art. 1, comma 188, legge n. 160/2019”;
– “6933” denominato “Credito d’imposta investimenti in beni strumentali nuovi di cui all’allegato A alla legge n. 232/2016 – art. 1, comma 189, legge n. 160/2019”;
– “6934” denominato “Credito d’imposta investimenti in beni strumentali nuovi di cui all’allegato B alla legge n. 232/2016 – art. 1, comma 190, legge n. 160/2019”.
In sede di compilazione del modello di pagamento F24, i suddetti codici tributo sono esposti nella sezione “Erario”, in corrispondenza delle somme indicate nella colonna “importi a credito compensati”, ovvero, nei casi in cui il contribuente debba procedere al riversamento del credito, nella colonna “importi a debito versati”.
Il campo “anno di riferimento” è valorizzato con l’anno di entrata in funzione ovvero di interconnessione dei beni, nel formato “AAAA”.
La nuova legge di bilancio (legge 30 dicembre 2020, n. 178) prevede, invece, che a tutte le imprese residenti nel territorio dello Stato, comprese le stabili organizzazioni di soggetti non residenti, indipendentemente dalla forma giuridica, dal settore economico di appartenenza, dalla dimensione e dal regime fiscale di determinazione del reddito dell’impresa, che effettuano investimenti in beni strumentali nuovi destinati a strutture produttive ubicate nel territorio dello Stato, a decorrere dal 16 novembre 2020 e fino al 31 dicembre 2022, ovvero entro il 30 giugno 2023, a condizione che entro la data del 31 dicembre 2022 il relativo ordine risulti accettato dal venditore e sia avvenuto il pagamento di acconti in misura almeno pari al 20 per cento del costo di acquisizione, è riconosciuto un credito d’imposta, in relazione alle diverse tipologie di beni agevolabili.
Il credito d’imposta è utilizzabile esclusivamente in compensazione in tre quote annuali di pari importo. Per gli investimenti in beni strumentali effettuati a decorrere dal 16 novembre 2020 e fino al 31 dicembre 2021, il credito d’imposta spettante ai soggetti con un volume di ricavi o compensi inferiori a 5 milioni di euro è utilizzabile in compensazione in un’unica quota annuale. Tanto premesso, per consentire l’utilizzo in compensazione dei crediti d’imposta in argomento tramite il modello F24, da presentare esclusivamente tramite i servizi telematici resi disponibili dall’Agenzia delle Entrate, sono istituiti i seguenti codici tributo:
– “6935” denominato “Credito d’imposta investimenti in beni strumentali nuovi (diversi dai beni di cui agli allegati A e B alla legge n. 232/2016) – art. 1, commi 1054 e 1055, legge n. 178/2020”;
– “6936” denominato “Credito d’imposta investimenti in beni strumentali nuovi di cui all’allegato A alla legge n. 232/2016 – art. 1, commi 1056 e 1057, legge n. 178/2020”;
– “6937” denominato “Credito d’imposta investimenti in beni strumentali nuovi di cui all’allegato B alla legge n. 232/2016 – art. 1, comma 1058, legge n. 178/2020”.
In sede di compilazione del modello di pagamento F24, i suddetti codici tributo sono esposti nella sezione “Erario”, in corrispondenza delle somme indicate nella colonna “importi a credito compensati”, ovvero, nei casi in cui il contribuente debba procedere al riversamento del credito, nella colonna “importi a debito versati”.
Il campo “anno di riferimento” è valorizzato con l’anno di entrata in funzione ovvero di interconnessione dei beni, nel formato “AAAA”.

Revisori: Chiarimenti sull’aggiornamento professionale


Chiarimenti sull’aggiornamento professionale dei revisori legali dei conti (MEF – Comunicato 04 gennaio 2021 e CNDCEC – Nota 12 gennaio 2021, n. 4).

Ai sensi dell’art. 3, co. 7, del decreto legge 31 dicembre 2020, n. 183, in ragione dell’emergenza epidemiologica da COVID-19, è stato prorogato al 31 dicembre 2022 il termine per il conseguimento dei crediti formativi utili all’assolvimento dell’obbligo di aggiornamento professionale dei revisori legali dei conti relativi agli anni 2020 e 2021.
Il MEF sottolinea che la disposizione riguarda esclusivamente gli obblighi di formazione relativi al 2020 e al 2021.
Pertanto, ai sensi della disposizione citata:
– il mancato assolvimento degli obblighi di formazione relativi al 2017, 2018 e 2019 non può essere compensato maturando i corrispondenti crediti in ragione dell’entrata in vigore del suddetto decreto legge n. 183 del 31 dicembre 2020; si fa comunque riserva di ulteriori comunicazioni sul punto;
– l’obbligo relativo al 2022 non può in ogni caso essere assolto anticipatamente, cioè anteriormente al 1° gennaio 2022;
– i crediti maturati nel corso del 2020 sono validi esclusivamente ai fini dell’assolvimento dell’obbligo in tale anno, in misura non superiore a 20 crediti formativi (di cui almeno 10 nelle materie caratterizzanti);
– il regime dell’accreditamento degli enti di formazione non è modificato.
Il MEF, nel comunicato del 4 gennaio 2021, rende anche noto che per l’anno 2021, e fino a nuova determina, è confermato il programma annuale MEF adottato con determina del Ragioniere Generale dello Stato n. 642668 del 12 maggio 2020.
Inoltre, il MEF riconosce validità alle docenze svolte nelle materie equipollenti nella misura 1 ora = 1 credito formativo. Le informazioni su tali crediti sono trasmesse dal Consiglio Nazionale al MEF con le stesse modalità adottate per il trasferimento dei crediti conseguiti per la partecipazione ai corsi.
Infine, nel rispetto della nuova convenzione MEF-CNDCEC, a decorrere dal 1° gennaio 2021:
a) i crediti formativi acquisiti dai revisori legali non iscritti nei nostri albi attraverso le attività formative organizzate dagli Ordini non saranno più riconosciuti equipollenti ai fini dell’assolvimento dell’obbligo formativo posto a carico dei revisori legali;
b) gli eventi di formazione di cui all’art. 1, comma 5 del Regolamento FPC, ai soli fini dell’assolvimento dell’obbligo formativo dei revisori legali, consentiranno la maturazione dei crediti formativi nel rispetto del criterio 1ora = 1 CFP.